27 Mar La clinica del pas-toute – di Marie-Charlotte Cadeau
Il testo è un estratto di una pubblicazione dell’Autrice sulla sessualità femminile, a cura di C. Fanelli presso l’Ass. Lacaniana Internazionale di Roma.
di Marie-Charlotte Cadeau
Cercherò di tracciare qualche pista per interpretare clinicamente la nozione di pas-toute. Lacan ci dice che «un uomo e una donna possono intendersi» e aggiunge: «possono intendersi gridare»1. Ci tiene a sottolineare l’elemento di discordia, quello rivelato dalle formule della sessuazione, perché un uomo e una donna non appartengono allo stesso spazio: l’uno è finito, l’altro infinito; l’uno è simbolico, l’altro è reale.
Eppure, allo stesso tempo, c’è una distribuzione del fallo che permette la loro radicale solidarietà. Entrambi hanno a che fare con lo zero e con l’Uno o, altrimenti detto, con S(A/) e con F, ma non alla stessa maniera. Di certo ciascuno ne pagherà il prezzo, ma in modo differente. Vediamo adesso alcuni punti clinici del pas-tout.
Una donna sembra sollecitata a mantenere un equilibrio molto delicato tra il pas 2 e iltout, tra il toute e il toute-pas. Un equilibrio pas impossible – insieme “passo impossibile”, ma anche “non impossibile” vale a dire contingente – per effetto del rapporto diretto di una donna con l’infinito, quindi con il fuori senso e con il fuori sesso.
Capiamo così perché la pas-toutepossa costantemente oscillare tra un tout(tutto) e un pas-tout. Il tout, tutto, corrisponderebbe da una parte all’isteria e, dall’altra, al toute-pas, al tutta-no, vale a dire all’anoressia, ad alcune forme di misticismo e a certe forme di pseudo-psicosi.
Tale squilibrio può prodursi in uno stesso soggetto perché – è una mia proposta – la causa è in fondo la stessa: vale a dire, non il “rifiuto” chiaramente isterico, ma diciamo la “non accettazione” o la “non efficacia” del patto paterno, lo stesso che è alla base della discordia e della solidarietà descritta dalle formule della sessuazione.
Il patto paterno indica l’efficacia del significante Nome-del-Padre. Capiamo subito perché Lacan dirà che si può fare a meno del Nome-del-Padre a condizione di sapersene servire. Il Nome-del-Padre non è direttamente presente nelle formule della sessuazione, ma è necessario che sia efficiente.
Che Lacan insista sul fatto che le donne siano così poco castrabili 3, quindi che insista sulla loro relazione con lo zero o con l’infinito, ci mostra in che cosa, curiosamente, il sesso non riguardi troppo una donna. Alcune donne lo sopportano molto bene, sopportano la propria frigidità, fanno a meno della sessualità per anni interi, possono sentire il loro corpo bizzarro, strano, addirittura straniero, il che non va confuso con il rigetto isterico.
Per questo, nell’ultima lezione del seminario Les non-dupes errent(1973-1974) 4, Lacan precisa che solo le donne realizzano un’identificazione sessuata. Ci dice che alle donne manca il godimento fallico e che pertanto, affinché possano risvegliarsi a tale godimento, bisogna che passino per il riferimento ad un altro corpo, quello maschile, al quale appartiene il godimento fallico. Altrimenti il rischio è di andare verso il tout-pas, il tutto-no fallico, vale a dire verso l’a-sessualità.
Oppure al contrario, questa stessa estraneità al corpo, può condurre ad una divisione tra il corpo e la testa: è la sfinge isterica in cui il corpo sembra mettersi a domandare da solo, trasportato da una pulsione irresistibile, debordante, il cui oggetto designato è chiaramente il fallo. Questa domanda avida, senza limite, si pone in equivalenza e concorrenza con il desiderio maschile, benché si tratti piuttosto di una mancanza pura e non di un desiderio dialettizzato. Tale domanda avida può andare verso tutti gli eccessi, compresa la morte. Siamo nel tutto.
In entrambi i casi si rifiuta (o non è avvenuto correttamente) il potere del significante Nome-del-Padre e, allo stesso tempo, si rifiuta che il corpo femminile sia il supporto dell’oggetto piccolo a, che sia la risposta che il reale può offrire alla sollecitazione del simbolico, vale a dire al desiderio maschile.
Il termine pas-toute, non-tutta, sottolinea bene come, per una donna, accettare di figurare questa risposta, in qualche misura benevola, implichi chiaramente di essere pas-toute, non-tutta di lui e non sottomessa. Ma resta vero che il significante padrone, S1, che sollecita il reale e che non è il significante paterno, è per essenza totalitario e suscita nelle donne il timore paranoico dell’intrusione o della persecuzione.
In ogni caso l’interpretazione della sessualità come traumatica per una donna, che si cerca di rinnovare spesso attraverso la coazione a ripetere, è interpretato come il rinnovarsi dell’ingiustizia che la bambina ha conosciuto sin dall’inizio – ed è questo che si chiama masochismo femminile.
Farsi, a titolo di sembiante, risposta del reale implica che il soggetto parli a partire dal significante che risponde ad S1, vale a dire S2. Ma si può parlare a partire da S2? Conosciamo bene quei sintomi di mutismo o di chiacchiericcio, o ancora di “testa vuota”, di cui si lamentano spesso le donne, la loro mancanza di fiducia, “non ho fiducia in me”.
Non si può certo dire che, su questo terreno, la pas-toute sia la parte bella, come dice Lacan in Ancora(1972-1973) 5. S2, ha detto recentemente Charles Melman, viene a simbolizzare l’oggetto piccolo a in risposta ad S1 che, nel suo tentativo di cogliere il reale, simbolizza proprio l’assenza dell’oggetto.
Effettivamente, una donna può sempre fare l’uomo ma, in quanto donna, non può che rispondere anche se questa risposta può essere molto varia, ma è comunque sempre una risposta. Inoltre questa risposta non sarà mai adeguata perché l’unica buona risposta sarebbe lo stesso oggetto piccolo a, vale a dire la lettera. Una donna non è dunque mai il buon oggetto. Ed è forse questa una delle ragioni per cui una donna può non voler essere oggetto piccolo a.
Ricordiamo anche che la rete di S2 è una rete di scrittura: sono le catene inconsce e non c’è modo di sonorizzarle direttamente, non c’è voce nell’inconscio, nell’inconscio c’è solo dello scritto. Persino le allucinazioni psicotiche non sono mai direttamente dell’inconscio. Quindi, a partire da S2, il soggetto può forse rappresentarsi ma facendo segno; pas-toutenel reale, pas-toutenel simbolo – e, anzi, così poco nel simbolo – tra reale e simbolico: come la musica. Perciò Melman dice spesso che le donne cantano. Il che non facilita il loro accesso al concetto.
Come stupirsene? Poiché come pas-toute, vale a dire in quanto è in rapporto con quel punto fuori senso, senza referente che faccia senso, lei sfugge ad ogni logica della non-contraddizione. Non c’è logica, né concetto, se non in un insieme chiuso. Per questo le donne ce l’hanno con i concetti. In cambio la libera associazione è facilitata perché non è ingombrata dalla preoccupazione della contraddizione.
È di certo una delle ragioni che fa dire a Lacan che una donna è meno scollata dall’inconscio di un uomo. Detto altrimenti: ha molto meno inconscio. Ed inoltre, in quantopas-toutecastrata, ne ha un accesso più facile. Diciamo che, in ogni caso, il loro inconscio è diverso da quello di un uomo, poiché è il fallo l’agente supposto alla rimozione attraverso l’intermediario del significante padrone, S1, che rigetta i moti pulsionali inaccettabili.
Una donna ha di certo un inconscio in quanto figlia dei propri genitori, in quanto madre, ma, in quanto pas-toute, e in una certa contingenza in rapporto con l’al-meno-Unofondatore (è sempre il “così poco castrata” di Lacan), ebbene, a rigore: ha così poco inconscio 6.
La donna trova un limite nel fallo che è disposta ad attribuire ad un uomo. Ciò significa che si trova obbligata a rimuovere in funzione dell’inconscio del proprio uomo che le impone il suo proprio fantasma. Il seminario Les non-dupes errent finisce su qualcosa che possiamo prendere come una semi boutadeperché Lacan ci dice che una donna pas-touteha l’inconscio dell’uomo che ama. Quindi, se cambia uomo, cambia d’inconscio.
Per finire, qualche parola sulla questione del godimento che effettivamente è il punto essenziale del pas-toute, perché lei occupa il posto del godimento. È lì che la divisione e la solidarietà del pas-toute di cui parlavo prima si rivela nella sua ricchezza e nella sua enigmaticità. Questa divisione del godimento è tanto più enigmatica in quanto pas-toutesle donne, quindi alcune sì altre no, fanno esperienza di ciò che Lacan chiamerà il godimento Altro – godimento che, quindi, sembra essere dal lato pas e che sfugge al linguaggio. Ma prima dirò qualche parola sul rapporto di una donna con F, poiché una donna ha in parte rapporto con S (A/), in parte ha rapporto con F.
In fondo tale rapporto con F non è meno enigmatico. L’oggetto fallico è chiaramente, o addirittura troppo, l’oggetto del desiderio fallico delle donne ed è anche la causa del godimento che una donna trova sul corpo del proprio partner. Ma non dobbiamo credere che il suo godimento si limiti a quello dell’oggetto: non si tratta di ? piccolo, ma di gran F.
Già nel seminario L’angoscia(1962-1963) 7 Lacan diceva che una donna schiaccia la soddisfazione sul pene come un bimbo sul seno. La difficoltà consiste nel fatto che l’oggetto è nella realtà, laddove invece per un uomo l’oggetto a sfugge sempre. Ne consegue che il desiderio di una donna, e quindi il suo godimento, mira al di là dell’oggetto.
In R.S.I. (1974 -1975) 8 Lacan dice che esso mira al di là anche del godimento fallico, precisamente verso F- vedete, non si tratta dell’al di là del godimento Altro, ma dell’al di là di F, il che significa che per una donna ci sono due al di là.
Ma che cos’è questo F? In R.S.I.Lacan dice di non averlo ancora mai detto! Tuttavia noi sappiamo che F è il matema del godimento mitico, assoluto, sessuale, ma perduto, interdetto, forcluso. Sempre in R.S.I. Lacan dice che F è una ex-sistenza di reale. Possiamo capirlo, ma occorre pensare in modo più rigoroso la nozione di ex-sistenza.
Paradosso: è l’isterica a proporre questo godimento assoluto, ma una donna pas-toutefallica è obbligata ad andare al di là del godimento fallico per trovare l’amore, come Lacan ci ha detto nel seminario L’angoscia.
L’esperienza femminile sul lato fallico è complessa, perché una donna, per conoscere il godimento fallico e il suo al di là, è obbligata a passare per il riconoscimento di un uomo; nondimeno vi incontra una desoggettivazione, vale a dire ciò che persino Melman ammette essere una violenza simbolica che la blocca come desiderante – ed è proprio questo che l’isterica rifiuta perché vuol restare desiderante.
Tale violenza simbolica, anche di sembiante, si trova limitata effettivamente dall’accesso al godimento Altro. L’al di là del godimento Altro è sostenuto dal matema S(A/). Tale matema è diverso, forse ancor più complesso e paradossale di F, poiché è l’esperienza dell’assenza e del vuoto, ed è anche il luogo in cui «Dio non ha ancora fatto il suoexit»9 . Ma si tratta di un’Altra faccia di Dio, non del nostro buon vecchio padre.
È un’esperienza della vita fuori senso, fuori sesso, fuori anche dal lavoro dell’inconscio, che Lacan metaforizza spesso con questo riferimento evangelico: “i gigli né filano, né tessono”. Non è un caso che Lacan abbia cercato dalla parte della mistica l’esperienza in cui si ama in Dio l’assenza di Dio, ma senza ricusare né rifiutare il Nome-del-Padre come invece fanno l’anoressica o l’isterica.
Recentemente ho fatto un lavoro sulla mistica renana. Essa è stata sviluppata da uomini come Meister Eckhart che, però, è stato molto ispirato dalle beghine, soprattutto da Hadewijch d’Anversa. Meister Eckhart ha sviluppato in modo notevole questa ricerca di Dio, Dio che non solo è inconoscibile, buco nel sapere, ma che è anche Niente, sino al punto da condurre all’abolizione della stessa ricerca. Il che ci avvicina a quel che ha detto Lacan, vale a dire che coloro che provano tale godimento Altro possono non saperne niente: quindi Dio niente, e niente nella soggettività.
Già nel 1960, in Appunti direttivi per un Congresso sulla sessualità femminile 10, Lacan si stupisce che esseri così banali come le donne abbiano così incredibili modi di godere.
[1]J. Lacan, Il seminario, D’un discours qui ne serait pas du semblant(1971), edizioni dell’Association lacanienne internationale, seduta del 9 giugno 1971, p. 143.
[2]Lacan fa risuonare nel pas sia la negazione discordanziale, sia la parola francese “passo”. Subito dopo, infatti, Marie-Charlotte Cadeau fa allusione ad un passo del seminario …ou pirein cui Lacan gioca proprio su questo equivoco: «Il pas-toutes vuol dire il pas impossibile: il n’est pasimpossibile che la donna conosca la funzione fallica. Ilpasimpossibile: che cos’è? Ha un nome […] è il contingente». J. Lacan, Il seminario, …ou pire (1971-1972), edizioni dell’Association Lacanienne Internationale, seduta del 12 gennaio 1972, p. 53. Non è impossibile che una donna conosca la funzione fallica attraverso l’incontro contingente con un uomo [N.d.R.].
[3]J. Lacan, Il seminario, …ou pire (1971-1972), cit., p. 52: «bisogna ammettere che l’essenza della donna non è la castrazione e, per dirla tutta, lei assume la castrazione a partire dal reale. Vale a dire che, a parte un piccolo insignificante niente (e non dico questo per caso), ebbene loro non sono castrabili: perché il fallo – sottolineo che non ho ancora detto che cosa esso sia – loro non lo hanno».
[4]J. Lacan, Il seminario, Les non-dupes errent (1973-1974), edizioni dell’Association Lacanienne Internationale, seduta dell’11 giugno 1974.
[5]J. Lacan, Il seminario, Ancora (1972-1973), Torino, Einaudi, 1983.
[6]In particolare «se la libido è solo maschile, la cara donna non è che a partire da dove la vede l’uomo, e nient’altro che da lì, che la cara donna può avere un inconscio». J. Lacan, Il seminario, Ancora (1972-1973), cit., p. 98.
[7]J. Lacan, Il seminario, L’angoscia (1962-1963), Torino, Einaudi, 2007, pp. 180-183 e 250-256.
[8]J. Lacan, Il seminario, R.S.I. (1974-1975), edizioni dell’Association Lacanienne Internationale.
[9]J. Lacan, Il seminario, Ancora (1972-1973), cit., p. 83.
[10] J. Lacan, “Appunti direttivi per un Congresso sulla sessualità femminile”, in Scritti, vol. ii, Torino, Einaudi, 2002, pp. 721-733.