11 Set Gide Genet Mishima Intelligenza Della Perversione di Catherine Millot
Gide Genet Mishima Intelligenza Della Perversione di Catherine Millot*
Intelligenza della perversione.
È raro che un sottotitolo riesca a illustrare il titolo di un libro senza essere descrittivo.
Questo che sottotitola il libro di Catherine Millot ha quelle peculiarità di condensazione e di senso ambiguo che conferiscono la qualità di cifra a una scrittura.
Da un lato, si trova condensato in un ossimoro la torsione con la quale l’Autrice si dispone, in sintonia con le loro opere, ad accomunare e legare insieme le figure di Gide, Genet e Mishima, collocandosi, in consonanza con la loro scrittura, nella posizione annodante di quarto anello.
Dall’altro, non possiamo non rilevare l’ambiguità dell’elemento grammaticale, in posizione mediana nella frase.
L’ossimoro in verità è solo apparente perché il termine perversione non vi designa un valore peggiorativo, ma vi rivela una modalità di struttura: il modo particolare cioè in cui il soggetto si dispone nella rete simbolica e vi trama il proprio discorso.
Sospeso il vieto giudizio di valore sul secondo termine della frase, perversione, verrebbe meno, infatti, l’opposizione al primo termine della stessa, non potendo alla struttura in quanto tale far difetto l’intelligenza.
Resta tuttavia l’ambiguità del terzo elemento, nel ruolo esplicativo che vi gioca la preposizione della, secondo che gli si dia la funzione di genitivo soggettivo, come finora qui s’è fatto, o di genitivo oggettivo.
Dando funzione di genitivo oggettivo all’elemento mediano della frase, l’intelligenza diviene come un fascio di luce gettato sulla perversione a rischiararne la struttura.
Allora il far luce è l’attitudine stessa dell’Autrice a seguire, con la sensibilità del proprio sentire, i più segreti percorsi di storia personale, aderendo, con la duttilità della propria scrittura, alle movenze del particolare stile di ciascuno dei tre: Gide, Genet, Mishima; in modo tale da calarsi ogni volta con discrezione (ma non senza arguzia) nel loro mondo diversamente sconvolto, ma ugualmente segnato dalla passione dell’intelligenza.
E così che la nota dominante di questo libro risulta essere l’esercizio dell’intelligenza, abito critico irrinunciabile per ognuno di essi e al tempo stesso condanna, perché, non concedendosi mai un punto di cedimento, quell’abito si muta per paradosso in acrisia: non c’è nulla nei discorsi del sociale che possa a quei Soggetti dargliela a bere.
Se è vero, come insegna Lacan, che una posizione etica si assume nell’accettare fino in fondo le regole del gioco in un discorso, si spiega perché la perversione, guardandosi bene dal non lasciarsi abbindolare da alcun discorso, si ponga fuori dall’etica.
S’intende che le nostre preferenze, tra i modi possibili di essere dupes, vanno nella direzione buona di lasciarsi andare fino in fondo nel reale del nostro inconscio, per rinvenirvi il sentiero che conduce all’invenzione di un nuovo sapere inconscio.
Luigi Burzotta
Catherine Millot al Laboratorio Freudiano. Grazie
Luigi Burzotta
