Scapestrato di Luigi Burzotta

 

Scapestrato di Luigi Burzotta

“Scapestrato. Dalla scrittura scenica all’«Altra scena» freudiana e ritorno. Due vecchie proposte giovanili per il teatro” è il titolo dell’ultimo saggio di  Luigi Burzotta appena pubblicato in Italia nel mese di luglio. Si tratta di un’opera intima e autobiografica che accende i riflettori sulla giovinezza dell’autore, divisa tra la le sue letture giovanili, la scrittura e il teatro. Nelle sue pagine emerge una vastissima cultura letteraria, all’interno della quale spicca un amore privilegiato per Luigi Pirandello. Successivamente, il racconto segna il passaggio verso l’ “Altra scena”: un passaggio che si compie attraverso l’imprescindibile esperienza dell’analisi personale e la sua formazione iniziata a Roma presso l’Associazione psicoanalitica lacaniana Cosa Freudiana. Burzotta precisa:  “Operavo così il mio trasferimento da una scena all’Altra, dalla scrittura composta sulle tavole del teatro alla scrittura elaborata dalle manifestazioni dell’inconscio, passando dal palcoscenico al dispositivo del divano analitico”(pag. 108)

Burzotta esplora il profondo punto di incontro tra la scrittura teatrale e l’indagine freudiana. Per fare ciò, recupera e analizza due sue opere drammaturgiche giovanili: Il gallo di carta e Rossetto.  Quest’ultima pièce, è un’azione drammatica concepita dall’autore all’età di 25 anni e scritta quasi di getto, ispirandosi a Eros e Civiltà di Herbert Marcuse e all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, ricorda: “…nel rinvenire una consonanza ideologica impensata tra la sconvolgente follia di Orlando e il valore rivoluzionario che Marcuse, almeno in quel saggio, attribuisce alla psicanalisi freudiana” (pag. 58). C’è un movimento di “andata e ritorno” esplicitato nel titolo, a partire dal quale Burzotta dimostra come il teatro d’avanguardia degli anni Sessanta e Settanta (rappresentato qui dal gruppo Teatro 2) non fosse semplicemente una forma di espressione artistica o politica, ma una manifestazione sintomatica e pulsionale collettiva.

Il termine “scapestrato” evoca colui che rompe il “capestro”, la fune che frena l’animale. In chiave psicoanalitica, lo scapestrato è il soggetto che deraglia rispetto ai dettami del Super-Io e della Legge paterna. L’autore elegge questa figura a emblema della forza eversiva della giovinezza e del desiderio inconscio, che non accetta i confini della rimozione sociale ed estetica. Scrive: Scapestrato è il termine che ben designa la mia condizione giovanile in rapporto alla famiglia e alla scuola (pag. 12)

L’aspetto più stimolante di Scapestrato è la sovrapposizione tra la regia teatrale e il lavoro dell’analista. Sul palcoscenico, così come sul lettino, assistiamo alla scomposizione del linguaggio, al corpo che si fa parola e alla parola che si fa carne. La scrittura dell’autore incarna il suo stesso oggetto d’indagine: la struttura del linguaggio e le sue fratture. Lo psicoanalista dimostra fino a che punto il testo (letterario o teatrale) sappia sempre qualcosa in più rispetto a chi lo ha scritto. Non si tratta di  spiegare l’opera dall’esterno, ma di afferrare le incisioni chirurgiche sulla parola per far emergere i fallimenti del significante e i nodi irrisolti del legame con l’Altro. Da questo punto di vista, Burzotta compie un lavoro squisitamente analitico.

Gabriela Alarcón