Attualità della Psicoanalisi – 11 Gennaio: J. Vennemann, G. Belli, L. Burzotta

Laboratorio Freudiano Per La Formazione Degli Psicoterapeuti

Lungotevere degli Artigiani 30 Roma.

Direttore Luigi Burzotta

 

Lungotevere degli Artigiani, 30

Venerdì 11 gennaio 2019

Ore 15,00Johanna Vennemann

Il ruolo del Padre nel caso clinico L’uomo dei rattidi Freud

 

Ore 16,30Giampiero Belli

Conduce la rubrica: L’accoglienza del disagio nell’istituzione

Presentazione e discussione di Casi clinici

 

Ore 17,30Luigi Burzotta

Lettura e commento del Seminario « L’envers de la psychanalyse » di Jaques Lacan.

Una compilazione di passi scelti dal Seminario, intorno a

Una nomenclatura del Sapere (inconscio), da Jacques Lacan designato col matema S2: godimento, corpo, marca, tratto unario, ripetizione.

 

 

 

 

 

Metto qui il significante S1per manifestare ciò che risulta dal suo rapporto con questo cerchio tratteggiato, marcato con la sigla del grande A, il campo del grande Altro, designato con la sigla S2, la batteria dei significanti, quelli che sono già lì. Al punto di origine del discorso concepito come enunciato, S1è da vedere come ciò che interviene su una batteria di significanti che forma già la rete di ciò che si chiama sapere. Ciò che subito si pone (nel momento in cui S1, col suo intervento nel campo del sapere, viene a rappresentare qualcosa) è, come il suo supposto , il soggetto, da distinguere dall’individuo vivente… il soggetto come diviso.

Da questo percorso sorge qualcosa di definito come una perdita, che è ciò che la lettera adesigna come oggetto. Il punto da cui estraiamo nel discorso di Freud la funzione dell’oggetto perduto è la ripetizione nell’essere parlante.

La ripetizione ha un certo rapporto con ciò che di questo soggetto e di questo sapere è il limite, che si chiama godimento.

Il termine godimentopermette di mostrare il punto d’inserzione dell’apparecchio… andando fuori da ciò che è… riconoscibile come sapere, riconducendoci fuori dai limiti, in quel fuori campo che la parola di Freud osa affrontare – quando da tutto ciò che egli articola risulta… non già il sapere ma la confusione (26 novembre 1969).

Freud afferma che l’ordine simbolico tende Al di là del principio di piacere, fuori dei limiti della vita per cui lo identifica all’istinto di morte… L’ordine simbolico è rigettato… dal dominio dell’immaginario, l’io compreso. E l’istinto di morte non è che la maschera dell’ordine simbolico, in quanto che – Freud lo scrive – esso è muto, cioè non realizzato. Finché il riconoscimento simbolico non è stabilito, per definizione, l’ordine simbolico è muto.

L’ordine simbolico che ancora non è e al tempo stesso insiste per essere, ecco ciò che Freud ha di mira quando ci parla dell’istinto di morte come ciò che c’è di più fondamentale – un ordine simbolico in gestazione, in procinto di venire, insistente per essere realizzato, (29 giugno 1955).

Popolarmente, l’idea d’istinto è l’idea d’un sapere, di cui non si è in grado di dire ciò che si vuol dire, ma che è ritenuto, a giusto titolo, avere per risultato che la vita sussista. Se diamo un senso a ciò che Freud enuncia del principio di piacere come essenziale al funzionamento della vita, quello che mantiene la tensione più bassa, questo non vuole forse già dire quello che il seguito del suo discorso mostra essergli imposto… dallo sviluppo… dell’esperienza analitica come struttura di discorso? Non dobbiamo dimenticare che non è dal comportamento delle persone che si inventa la pulsione di morte. La pulsione di morte l’abbiamo qui, dove accade qualcosa, tra voi e ciò che dico…

Se leggete ciò che Freud dice della resistenza della vita alla china verso il Nirvana, senza dubbio ciò si presentifica nel seno di un’esperienza analitica – di un’esperienza di discorso – questa china di ritorno all’inanimato. Freud giunge fin lì.

Ma… la vita vi ritorna solo per dei cammini, sempre gli stessi, ch’essa ha una volta ben tracciati. Ecco il vero senso dato a ciò che troviamo nella nozione d’istinto: d’implicazione di un sapere. Quel sentiero lì, quel cammino, lo si conosce è il “sapere” ancestrale. E questo sapere che cos’è, se non dimentichiamo il punto in cui Freud… introduce ciò ch’egli stesso chiama al-di làdel principio di piacere? Principio di piacere che non è tuttavia revocato. Prova ne è che il sapere precisamente è ciò che fa che la vita si arresta a un certo limite, verso il godimento. Giacché il cammino verso la morte altro non è che ciò che si chiama godimento.

Questo rapporto primitivo del sapere con il godimento, è lì che viene a inserirsi ciò che sorge nel momento in cui sorge l’apparecchio del significante…

È al giunto di un godimento, e non di uno qualsiasi, deve certo restare opaco, è al giunto di un godimento, privilegiato tra gli altri non tanto per essere il godimento sessuale(perché ciò che esso designa per il fatto di essere al giunto è la perdita del godimento sessuale, la castrazione) ma perché è al giunto con il godimento sessuale che sorge nella favola, la favola freudiana della ripetizione, la generazione di ciò che è radicale e dà corpo a uno schema articolato letteralmente, (26 novembre 1969).

Il soggetto stesso si reperisce nel tratto unario, e in principio si marca come tatuaggio, primo dei significanti, (22 aprile 1964).

Se il soggetto è quello che io vi insegno, cioè il soggetto determinato dal linguaggio e dalla parola, vuol dire che il soggetto, in initio, comincia nel luogo dell’Altro, in quanto è lì che sorge il primo significante, (29 maggio 1964).

È in quanto S1, al suo sorgere – primo tempo – si ripete presso S2, dal cui rapporto sorge il soggetto, che qualcosa rappresenta una certa perdita, che solo lo sforzo di darne il senso ci fa comprendere l’ambiguità. Non per niente è lo stesso oggetto per cui nell’analisi si organizza tutta la dialettica della frustrazione e che l’anno scorso ho chiamato plus-godere.

Questo vuol dire che la perdita dell’oggetto, è anche la beanza aperta. È aperto il buco a qualcosa di cui non si sa se è la rappresentazione della mancanza a godere, (26 novembre 1969).

Se Freud… in un secondo tempo, quello che si apre con l’Al di là del principio di piacere, articola che dobbiamo tener conto di questa funzione che si chiama ripetizione… ciò che necessita la ripetizione è il godimento, il termine è designato espressamente. È perché c’è ricerca di godimento in quanto ripetizione, che si produce quel che è in gioco in questo passo di superamento freudiano… questa ripetizione… che s’inscrive nella dialettica del godimento, è propriamente ciò che va contro la vita.

È a livello della ripetizione che Freud si vede costretto nel suo discorso a quella sorta di iperbole, di extrapolazione favolosa che è l’articolazione dell’”istinto di morte”.

Vale a dire che la ripetizione non è solamente funzione dei cicli che la vita comporta, del bisogno e della soddisfazione, ma un altro tipo di ciclo, che comporta la sparizione della vita, il ritorno all’inanimato.

Certamente punto d’orizzonte, punto ideale fuori quadro. Ma il cui senso, all’analisi strutturale, indica perfettamente che ne è del godimento, partendo dal principio di piacere, che questo principio di piacere è solo il principio della minima tensione da mantenere perché la vita si mantenga, e mostra che per se stesso il godimento straripa…l’esperienza, la clinica ci mostra che se la ripetizione è fondata su un ritorno del godimento, come è articolato dallo sesso Freud, nella ripetizione stessa si produce uno scacco… ciò che si ripete è qualcosa che è in perdita.

Freud insiste, nella stessa ripetizione c’è dispersione di godimento.

È lì che prende origine nel discorso freudiano la funzione dell’oggetto perduto. Aggiungiamo che tutto il testo di Freud ruota attorno al masochismo, concepito solamente nella dimensione della ricerca di un godimento rovinoso.

Ora viene ciò che apporta Lacan.

La ripetizione come identificazione del godimento con la funzione del tratto unario, che da me è preso in prestito. Io avanzo questo, che non è nel testo di Freud ma che non può in alcun modo essere scartato, evitato, rigettato dallo psicanalista, che è dal tratto unario che prende la sua origine tutto ciò che ci interessa, noi analisti, come sapere.

Perché la psicanalisi prende il suo avvio da una svolta, quella in cui il sapere si epura da ogni ambiguità: dall’equivoco di un sapere naturale, di un non si sa che cosa che ci guiderebbe nel mondo che ci circonda con l’aiuto di non si sa quali papille che dalla nascita starebbero lì ad orientarci…

[Lacan parte] da questa articolazione significante, quella che mette in gioco due termini più elementari, quelli che annodano un significante con un Altro significante e che portano già un effetto… [benché] non ancora maneggevole, ma che questo significante abbia un senso nella sua definizione, ch’egli rappresenta per un altro significante un soggetto e nient’altro.

Non c’è modo di sfuggire a questa formula estremamente ridotta, che c’è qualcosa al disottoche non possiamo designare con alcun termine diqualcosa, ma semplicemente con un al disotto, un soggetto, un  che Aristotele distingue severamente da ogni essenza.

Il significante dunque si articola col rappresentare un soggetto presso un altro significante.

È da lì che noi partiamo per dare senso a quella ripetizione inaugurale… che mira al godimento… [di modo che] se il sapere è retto, articolato da necessità puramente formali, da necessità di scrittura… è questo tipo di sapere che è in gioco quando si tratta di misurare l’incidenza della ripetizione nella clinica analitica…

È questo sapere che si trova introdotto dall’origine, che ci mostra le sue radici in questo, che nella ripetizione e sotto la forma del tratto unario, questo sapere si trova a essere il mezzo del godimento, precisamente del godimento in quanto supera i limiti imposti alle tensioni usuali della vita sotto il termine di “piacere”.

Ciò che appare da questo formalismo, continuando a seguire Lacan, è che… questo sapere che lavora, al livello di questa affermazione del tratto unario, produce… un’entropia.

Non c’è da stupirsi, basta che voi vi figuriate che l’energetica non è assolutamente altro che l’applicazione sul mondo fisico della rete dei significanti…. Allora non ci deve sorprendere di vedere apparire qualcosa che ha rapporto con l’entropia quando il significante s’introduce nell’apparecchio del godimento.

Potete chiamare macchina un piccolo disegno su un foglio di carta, che avete eseguito con un inchiostro conduttore, (14 gennaio 1970).

La macchina incarna l’attività simbolica più radicale nell’uomo, (12 gennaio 1955).

La marca è in se stessa conduttrice di voluttà…

La parola godimento, nella pratica erotica della flagellazione, il fatto di godere, assume quell’ambiguità stessa per cui è solo al suo livello che si tocca l’equivalenza del gesto che marca e del corpo…

Alla radice di questo fantasma, [che si può considerare come] la gloria della marca sulla pelle, c’è un soggetto che si identifica come oggetto di godimento.

Oggetto di godimento di chi? Di quella [pelle] che porta ciò che ho chiamato la gloria della marca. È sicuro che voglia dire godimento dell’Altro? Certamente è là che c’è una delle vie di entrata dell’Altro nel suo mondo, sicuramente non confutabile, (14 gennaio 1970).

È un fatto che non si è provato, dell’atto sessuale, la possibilità, in alcun sistema formale… Ora che sappiamo che non-computabilità e pure non-decidibilità non implicano per niente l’irrazionalità… In questo punto allora che cos’è questo Altro, quello grande, quello scritto con una grande A, qual è la sua sostanza?

L’Altro, alla fin fine, l’Altro, così scritto, è il CORPO! (10 maggio 1967).

Ed è precisamente l’affinità della marca con il godimento del corpo a indicarci che è solo dal godimento e solo per questa via che si stabilisce questa divisione per cui si distingue il narcisismo dalla relazione d’oggetto.

A livello dell’aldi là del principio di piacere Freud sostiene con forza che ciò che alla fin fine fa il vero sostegno, la consistenza dell’immagine speculare dell’apparecchio dell’io, è ciò che lo sostiene all’interno: l’immagine speculare è solo l’abbigliamento dei quell’oggetto perduto che è ciò per cui s’introduce il godimento nella dimensione dell’essere, del soggetto.

È chiaro che il godimento è interdetto per l’essere umano, che gira, ruota normalmente, ronfa nel piacere… il godimento degno di nota è quello che riceve la sua sanzione dal tratto unario della ripetizione, che si origina e si produce da un debolissimo scarto nel senso del godimento… non si tratta dunque di trasgressione o di una irruzione in un campo interdetto dai rodaggi degli apparecchi vitali regolatori. È solamente in un effetto d’entropia, di dispersione che il godimento si segnala e prende il suo statuto. È per questo che ho introdotto il termine plus-godere

un non si sa che è venuto a risuonare nelle pareti della campana [dell’involucro narcisistico] e ha fatto godimento, un godimento da ripetere…

è solamente questa dimensione di entropia che fa prendere corpoa questo: che c’è un plus-godereda recuperare. È questa dimensione da cui si necessita il lavoro, un sapere lavorante che come tale, ch’egli lo sappia o no, dipende primariamente dal tratto unario e, al suo seguito, da tutto ciò che può articolarsi del significante, (14 gennaio 1970).

La libido è l’organo essenziale per comprendere la natura della pulsione… Una delle forme più antiche per incarnare nel corpo quest’organo irreale, è il tatuaggio; è la scarificazione, questa incisione bella e buona, a incarnarsi al punto di proliferare… in questo rapporto del soggetto con l’Altro… a situare il soggetto, a marcare il suo posto, nel campo delle relazioni degli individui del gruppo… e al tempo stesso a mostrare in modo evidente questa funzione erotica… (27 maggio 1964).

A partire da questa dimensione così ambigua del godimento nell’essere parlante… c’è un buco, una beanza che inizialmente un certo numero di oggetti vengono a colmare, in anticipo, adattati a farvi da tappo. Quelli che tutta una pratica analitica classica si arresta a mettere in valore con quei nomi, quei termini diversi (orale, anale, scopico, e pure vocale), quei nomi diversi con i quali possiamo designare come oggetticiò che riguarda il piccolo a.

Ma il piccolo aè propriamente questo, che deriva dal fatto che il saperesi presenta all’inizio e nella sua origine – un certo sapereche si riduce all’articolazione significante – questo sapereè mezzo di godimento. [Un sapere] ripeto che quando lavora produce entropia… [quella] per la quale, è il solo punto regolare – questo punto di perdita – tramite il quale abbiamo accesso a ciò che ne è del godimento. In questo si traduce, si completa e si motiva quel che ne è dell’incidenza del significante nell’essere parlante, (14 gennaio 1970).