La nevrosi ossessiva nel seminario di Jacques Lacan – di Luigi Burzotta – Venerdì 27 Marzo (18.00) – Via Lungotevere degli Artigiani 30

LA NEVROSI OSSESSIVA NEL SEMINARIO DI JACQUES LACAN

 

Laboratorio Freudiano

Quarta settimana del mese, sede di Lungotevere degli Artigiani 30

Ore 18 Luigi Burzotta

La nevrosi ossessiva nel Seminario di Jacques Lacan

La Nevrosi ossessiva è trattata attraverso la lettura e il commento di passi scelti dai Seminari di Jacques Lacan, nel corso dei quali, fin dagli anni cinquanta del secolo scorso, questi ha edificato la sua dottrina del significante, basandosi sulla critica dei casi clinici di Freud e su quelli presenti nella letteratura psicanalitica di quegli anni.

La nevrosi ossessiva costituisce il supporto clinico esemplare per la svolta teorica operata da Lacan nella nuova prospettiva della conduzione di una cura, basata su una corretta interpretazione del transfert, intesa a evitare i facili e sterili approcci terapeutici basati sulla suggestione nel rapporto tra lo psicanalista e il paziente, che spesso ripresentava nella cura lo stesso meccanismo familiare della nevrosi.

Partendo dal Seminario V, Le formazioni dell’inconscio, attraverso la radiografia della nevrosi ossessiva, Lacan, con il supporto topologico del suo “grafo”, illustra la struttura stessa della soggettività umana, nella sua articolazione conscia e inconscia tra domanda e desiderio, che proietta al suo orizzonte l’amore, l’odio e l’ignoranza.

La dimensione del desiderio da se stessa è già problematica, perché il suo carattere di condizione assoluta esige l’abolizione dell’Altro, come luogo della parola; il soggetto ossessivo, in più, è preso dalla sua esigenza di una pulsione distruttiva, in un circuito che rende il suo desiderio impossibile.

Ciò che si dice pulsione, traduce il termine freudiano Trieb, in inglese drive, che potrebbe essere anche reso con il termine tropismo, per indicare un’attrazione irresistibile da certe immagini, legate dal soggetto ad alcuni organi corporei, che la pulsione abita solo parzialmente; sicché egli è attratto da quelle solo dopo averle elevate alla funzione significante.

Il soggetto è così alle prese con i significanti orali, anali, … che hanno un rapporto parziale con la funzione da cui provengono, ma anche il potere di erotizzarla.

Questo registro è ordinato da un significante principe, il Nome del Padre che regola la funzione fallica.

L’ossessivo, entrato fin dal principio in quest’ordine, è però segnato da subito dalla scomposizione pulsionale, che libera la pulsione distruttiva dalla sua fusione con la pulsione di vita; per questo egli è portato ad annullare l’ordine simbolico in cui ha avuto primitivamente accesso, perché vorrebbe rendere non avvenuto il suo assoggettamento all’ordine significante, che tuttavia è proprio quello che marca il posto del suo desiderio…

Passando dal Seminario VI sul Desiderio e la sua interpretazione, il Seminario VIII sul Transfert e il Seminario IX, L’identificazione, il relatore si soffermerà sul Seminario X, L’angoscia.

È il seminario in cui, riconsiderando l’oggetto che la tradizione psicanalitica, da Freud in poi (K. Abrahams), aveva fissato in una funzione statica nelle cosiddette fasi orale, anale e fallica, Lacan costruisce la sua nuova teoria dell’oggetto, di cui svela la singolare natura costitutiva, che ha la proprietà di causare il desiderio.

Lacan vede nella cessione la qualità costitutiva dell’oggetto.

Proprietà che fa di esso un oggetto cedibile, nei vari momenti costitutivi del soggetto, che al primo livello, l’orale, causa lo svezzamento.

3° Fallico

                                                     ­

2° Anale         4° Scopico

                                                    ­

1° Orale        5° Voce

 

Passando dal desiderio di trattenere al secondo livello, l’anale, l’oggetto, mutando forma a ogni tappa, disegna una curva, prima ascendente, con il buco fallico al suo apice, nel terzo livello.

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Dal suo posto culminante, in cui assume la forma di una mancanza, che congiunge disgiungendo il desiderio al godimento, l’oggetto, discende al quarto livello, dove sembra che la compulsione e il dubbio della nevrosi ossessiva servano a illustrare la comune struttura soggettiva.

È il percorso della parabola soggettiva che l’oggetto disegna in questo grafo.

Il quarto livello, che è il primo discendente, dove domina l’immagine, corrisponde e richiama il secondo livello ascendente, caratterizzato dall’inibizione e con una funzione similare, perché, qui, l’oggetto è comunemente occultato e mascherato dall’immagine speculare.

Al quinto livello, corrispondente all’orale del primo, si trova la voce, che prelude alla funzione del Nome del padre, che propizia il desiderio della castrazione simbolica.

Il desiderio di trattenere del secondo corrisponde dunque all’occultamento del quarto, mentre il desiderio di svezzamento nel primo corrisponde al desiderio dell’Altro nel quinto.

Attraverso la filigrana di una griglia disegnata sulla terna freudiana, inibizione sintomo e angoscia, la struttura della nevrosi ossessiva permette a Lacan di articolare le cinque forme che l’oggetto assume e alle quali il soggetto può identificarsi nel percorso analitico, per attivare la separazione: il seno, le feci, il fallo, lo sguardo e la voce.

 

Ore 15 Johanna Vennemann

Scritti di Freud sulla Nevrosi Ossessiva

L’appuntamento della quarta settimana comincia con la lettura e il commento dei seguenti scritti di Freud:

Atti ossessivi ed esercizi religiosi (1907)

Carattere ed eroismo anale (1908)

La disposizione alla nevrosi ossessiva (1913)

Parallelismo mitologico di una rappresentazione ossessiva plastica (1916)

Si tratta di una lettura puntuale con una particolare attenzione alla lettera della lingua originale di Freud, che riserva sempre dei momenti in cui la scoperta freudiana è colta nel suo vivo, dando un contributo prezioso al lavoro della giornata.

Ore 16,30 Giampiero Belli, Maria Carmela Gurnari e Blanca Sofia Bresani

Accoglienza nelle istituzioni e trattamento clinico

Nel secondo momento della giornata si entra nel vivo del laboratorio clinico, dove i casi riportati dagli operatori, vengono prevalentemente dall’accoglienza nelle istituzioni e presentano quel carattere dell’attualità che soltanto il disagio sociale può offrire. Spesso il momento e la discussione clinica costituiscono un’esemplificazione per l’elaborazione della terza parte della giornata.

 

OSPITI

Mario Bottone

Venerdì 24 aprile 2015 ore 18

Il desiderio impossibile nella nevrosi ossessiva

Claus Dieter Rath

Venerdì 29 maggio 2015 ore 18

Pulsioni e loro vicissitudini

 

BIBLIOGRAFIA

Nel 1909 S. Freud pubblicava il caso clinico dell’uomo dei ratti con il titolo: Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva, S. Freud Opere, volume 6, pp. 1-124 Boringhieri.

Sigmund Freud Racconti analitici, a cura di Mario Lavagetto, Einaudi, 2011.

  1. Lacan Il mito individuale del nevrotico, Astrolabio, 1986.
  2. Burzotta, L’uomo dei ratti, Bollettino di Psicanalisi Cosa Freudiana 1, 1990, pp. 33-43.
  3. Burzotta, Il grande timore ossessivo, Bollettino di Psicanalisi Cosa Freudiana 3, 1991, pp. 21-32
  4. Burzotta, Pèr(e) amore, La “Dama” come “Donna schermo” nel caso clinico “L’uomo dei topi” in Lo sguardo della maschera, Armando, 2013, pp. 167-177