Elisabeth du Boucher Lasry – Lacan e la Psicosomatica

LACAN E LA PSICOSOMATICA

 

 

« Quando il dolore non trova via di uscita attraverso le lacrime, sono gli altri organi che piangono[1] ».

E’ uno psichiatra inglese del 19° secolo, Henry Maudsley che ci offre questa bella definizione, questo messaggio pre-freudiano, questa frase concisa e poetica che contiene una verità enigmatica che solo a partire da Freud, diventerà più leggibile.

 

Un secolo dopo Jean Bergès, psichiatra e psicoanalista francese[2], scrive : «  L’uomo è una fabbrica inesauribile di significanti e l’organico è senza dubbio la macchina più redditizia della fabbrica ».

 

Nel seminario Encore, Lacan dice « le corps, ça devrait vous épater plus[3] », « il corpo, dovrebbe impressionarvi di più »

 

E infine ancora Lacan, durante la Conferenza di Ginevra del 1975  risponde a una domanda sulla posizione dei pazienti gravemente psicosomatici riguardo all’accesso alla dimensione simbolica : « (la psicosomatica) E’ certamente un campo ancora inesplorato, ma è comunque un fenomeno di scrittura che, in molti casi, non siamo capaci di leggere (…) tutto accade come se qualche cosa sia stato scritto nel corpo, un qualcosa che si rivela a noi sotto forma di enigma[4] ».

 

Queste tre citazioni, ci permettono di introdurre la nostra riflessione sulla psicosomatica :  un campo di ricerca aperto e ancora in gran parte inesplorato, Lacan stesso ne ha parlato in modo frammentario (nel seminario II, nell’ XI e  durante la Conferenza di Ginevra nel 1975) seppur essenziale e illuminante.

Noi  cercheremo attraverso questo intervento di darne una definizione che unisce gli elementi teorici che Lacan ci ha lasciato alla nostra pratica clinica.

Il mio intervento si compone di due parti:

 

  • Una prima parte teorica
  • Una seconda parte clinica

 

La parte teorica è composta dalle seguenti sotto-parti :

1.

per iniziare, farò un breve riassunto della posizione freudiana ;

2.

insisterò particolarmente sulla distinzione tra il sintomo nevrotico e il fenomeno psicosomatico ;

3.

la teoria lacaniana : in un primo tempo vi esporrò l’evoluzione cronologica del pensiero di Lacan sulla psicosomatica ; e in un secondo tempo mi concentrerò particolarmente su tre elementi teorici :

  • Il corpo e il desiderio
  • L’esempio di Pavlov
  • Il congelamento dei significanti S1 e S2

 

La parte clinica sarà composta dall’esposizione di un caso clinico e dalla sua discussione teorica.

 

 

Breve riassunto della posizione di  Freud

La psicosomatica appare verso la fine del diciannovesimo secolo in relazione ad un profondo mutamento di paradigma nella rappresentazione del mondo che si è venuto a produrre nella coscienza umana: dalla concezione dell’uomo come macchina biologica predeterminata costituita da componenti la cui minima alterazione viene considerata un’anomalia di funzionamento nell’asse causa-effetto, praticamente immutabile, si è passati gradualmente ad una visione più complessa e dinamica dell’essere del soggetto.

 

Si è progressivamente hanno iniziato a riconoscere una sinergia evidente e un rapporto tra psiche e soma, e quindi l’esistenza di malattie psichiche, parzialmente tali, a metà tra psichico e somatico, prevalentemente organiche e totalmente tali.

 

E’ naturalmente alla psicoanalisi che dobbiamo la definitiva messa in luce della psicosomatica, poiché la teoria analitica si è indubbiamente elaborata sì a partire dal corpo  ma soprattutto dal legame tra questo e l’inconscio. E’ naturalmente Freud che introduce la nozione di inconscio nella scienza medica (“i processi psichici riposano sull’organismo[5]”) e distingue nel sintomo, un aspetto psichico (che considera suo campo di studio) ed uno organico.

Nel corso della ricca evoluzione del suo pensiero, Freud sosterrà sempre la tesi che la psiche si sviluppi in costante riferimento all’esperienza somatica, ma rimase nel campo di indagine della nevrosi e del sintomo isterico, trascurando il campo della psicosomatica. Perché ? Non dimentichiamo che Freud passò una parte della vita a difendere la psicoanalisi dagli dagli attacchi forsennati cui venne sottoposta dall’ambiente medico ; probabilmente questo fu il motivo per cui non si occupò della psicosomatica, per timore di dare ulteriore scandalo andando a scuotere ulteriormente le fondamenta dell’organicismo medico imperante.

Vediamo quindi in cosa il fenomeno psicosomatico si differenzia dal sintomo nevrotico e isterico isolati e analizzati da Freud nel corso di tutta la sua vita.

 

Differenza tra sintomo isterico e fenomeno psicosomatico.

 

Qual’è allora la differenza tra il sintomo isterico o nevrotico su cui si concentra il pensiero freudiano, e il fenomeno psicosomatico.

Il sintomo isterico classico, lo sappiamo bene, si manifesta tramite un disfunzionamento del corpo, quando una delle sue parti, un organo implicato in uno dei 5 sensi, diventa il supporto di un significato simbolico inconscio. Come il famoso caso di Dora che diventa afona quando apprende, dalla bocca stessa  dell’amante di suo padre, dettagli della loro vita sessuale.

La differenza fondamentale tra il sintomo isterico  e il fenomeno psicosomatico è che il sintomo isterico è un sintomo nevrotico, è una modalità di difesa del soggetto confrontato al desiderio dell’Altro, ha un senso e un messaggio che ha valore di verità e implica il soggetto nel circuito del desiderio e del suo godimento specifico.

 

Contrariamente all’isteria e alla nevrosi, la scrittura del fenomeno psicosomatico è inscritta nel e sul corpo, si fissa su uno o più organi, provocando delle vere e proprie lesioni somatiche che possono peggiorare fino a mettere in gioco la vita stessa del soggetto. Nella nevrosi i sintomi non arrivano fino ad intaccare l’organismo con una lesione corporea.

Inoltre, il fenomeno psicosomatico non è un sintomo e si trova al di fuori delle costruzioni nevrotiche ; il fenomeno psicosomatico non ha apparentemente senso, anche se è accompagnato da un godimento specifico.

Mi sembra importante ripetere che nell’isteria invece non c’è lesione del corpo.

 

Evoluzone del pensiero di Lacan sulla psicosomatica

Il primo riferimento teorico alla psicosomatica negli scritti di Lacan, appare nel 1948 nel testo Considerazioni psicosomatiche sull’ipertensione arteriosa[6]. Qui Lacan, che si riferisce al suo intervento al 51° congresso di chirurgia (1950), fa ancora mostra di una posizione classica nei confronti della psicosomatica : presenta un caso clinico di ipertensione arteriosa essenziale (senza causa apparente) dovuta secondo lui a una tensione psichica di natura esistenziale, causata da uno stress aspecifico.  Senza cure adeguate la patologia può perennizzarsi e causare delle vere e proprie lesioni corporee.

Nel seminario II (1955), L’io nella teoria di Freud (dopo aver affermato più volte che « la plus grande confusion règne sur tous ces thèmes de la psycho-somatique » « la più grande confusione regna su tutti questi temi della psicosomatica »…), Lacan situa il fenomeno psicosomatico al di fuori del « registro delle costruzioni nevrotiche[7] : «  a differenza del sintomo che è un messaggio proprio al soggetto e che ha un significato fallico, legato ad una castrazione non riuscita o assente, il fenomeno psicosomatico è una scrittura significante sul e dentro il corpo, scrittura che non rappresenta il soggetto preso nella dinamica del desiderio dell’altro.

In questo seminario, Lacan insiste sulla relazione tra narcisismo primario e la formazione del fenomeno psicosomatico: « Pour qu’il y ait relation à l’objet, il faut déjà qu’il y ait relation narcissique du moi à l’autre. C’est d’ailleurs la condition primordiale de toute objectivation du monde extérieur[8] », « Perché ci sia relazione d’oggetto, è necessario che ci sia stata una relazione narcisistica dell’io all’altro. D’altra parte è questa la condizione primordiale dell’oggettivazione del mondo esteriore ».

Ciò che è evidente per Lacan, è che certi organi sono implicati nella relazione narcisistica nella misura in cui quest’ultima struttura, tramite il  rapporto dell’io all’altro, la costituzione del mondo degli oggetti[9].

Per Lacan infatti il corpo non deve essere compreso in termini di dentro-fuori, ma secondo un’altra prospettiva che conduce a una topologia meno elementare di quella del dentro-fuori : una topologia paragonabile a quella della bottiglia di Klein dove in dentro e il fuori si ritrovano in un solo spazio.

E ancora : « Quant aux réactions psycho-somatiques des organes (…) il s’agit de savoir quels sont les organes qui peuvent rentrer en jeu dans la relations narcissique. C’est à dire dans cette relation imaginaire à l’autre, que je vous souligne sans cesse ici être le point où se forme (« bildet ») le moi. »

L’ultimo aspetto che ci sembra importante nel seminario II, riguarda l’erotizzazione dell’organo nella formazione del fenomeno psicosomatico. Lacan scrive che, «  (ces) investissements qu’on appelle en analyse auto-érotiques, c’est-à-dire ce point d’investissements proprement intra-organiques qui jouent un rôle certainement tellement important dans les phénomènes psychosomatiques, le terme d’érotisation de tel ou tel organe étant justement la métaphore qui est venue le plus souvent (..) pour exprimer ce qu’on veut dire quand on parle de phénomène psychosomatique[10] ». Lacan conclude sostenendo il carattere misterioso dell’investimento auto-erotico di un organo, difendendo il fatto che è impossbile determinare un legame causale tra la relazione d’oggetto e l’organo scelto perché non abbiamo accesso alla distinzione tra « la source et l’objet », tra « l’origine e l’oggetto[11] ». L’unico punto innegabile è il coinvolgimento di uno o più organi nella relazione narcisistica primaria.

 

Ma dobbiamo arrivare al seminario XI (1964), I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, dove Lacan afferma che « la psicosomatica è un qualche cosa che non è un significante, ma che è concepibile soltanto se l’induzione significante al livello del soggetto è avvenuta con una modalità che non abbia messo in gioco l’afanisi del soggetto[12] ». Lacan ci ricorda infatti che « non c’è soggetto senza, in qualche modo l’afanisi del soggetto, perché è proprio in questa alienazione, in questa divisione fondamentale che si instaura la dialettica del soggetto[13] ».

In questo processo, il soggetto si costituisce come soggetto del desiderio grazie all’afanisi : «  il soggetto appare prima nell’Altro, in quanto primo significante, significante unario (..) che rappresenta il soggetto per un altro significante il quale ha per effetto l’afanisi del soggetto. Perciò parliamo di divisione del soggetto – allorquando il soggetto appare qui come senso e altrove  come fading, ovvero come disparizione. E’ quindi questione, possiamo dirlo, di vita e di morte tra il significante unario e il soggetto in quanto significante binario causa della sua disparizione » [14].

Ma, ci dice Lacan nel seminario XI, nella formazione del fenomeno psicosomatico, l’assenza di afanisi interrompe il processo di separazione, impedisce l’emergenza del soggetto come soggetto del desiderio e produce un congelamento, una « gélification » che si esprime nell’olofrase S1-S2 : « Arrivo a dire che quando non si realizza intervallo tra S1 e S2, quando la prima coppia di significanti si solidifica, ci troviamo davanti al modello di una lunga serie di casi[15] […] ».

All’origine del fenomeno psicosomatico si troverebbe quindi un congelamento della catena significante, cioè un’assenza di intervallo  tra S1 e S2 : il soggetto resta quindi prigioniero di un significante e della saldatura tra S1 e S2 ; la mancanza di separazione, l’assenza di  non-coincidenza, di faglia, di intervallo, di significante binario, impedisce l’accesso del soggetto alla metafora e al desiderio.

L’operazione di separazione è ciò che permette al soggetto di non essere completamente sottomesso al desiderio dell’Altro, come potremo vedere nell’esempio di Pavlov più avanti.

Nonostante ciò, ci dice Lacan,  nel fenomeno psicosomatico, qualcosa della catena del desiderio, del «  chaînon du désir » sarebbe conservato, ma solo « nella misura in cui un bisogno si troverà implicato nella funzione del desiderio [16]».

Ancora nel seminario XI infatti:

« Le désir n’est pas représentatif du besoin[17] », ma « c’est dans la mesure où un besoin viendra à être intéressé dans la fonction du désir que la psycho-somatique peut être conçue comme autre chose que ce simple bavardage qui consiste à dire qu’il y a une doublure psychique à tout ce qui se passe de somatique[18] ».

Ed è qui che interviene, nell’approccio di Lacan al fenomeno psicosomatico, l’esempio di Pavlov, che troviamo in un intervento del 15 novembre 1957.

Lacan evoca l’esperienza del cane di Pavlov sollecitato da un bisogno alimentare sotto la pressione dei significanti imposti dall’istruttore (suono del campanello), e che risponde agli stimoli attraverso una funzione fisiologica coinvolta proprio nel bisogno.

Allo stesso modo, il paziente psicosomatico, completamente assoggettato al discorso dell’Altro, non può distinguere tra bisogno e desiderio. Ci troviamo quindi di fronte a un’assenza totale di dialettica nel soggetto. In un certo senso, il fenomeno psicosomatico aggira ed evita la struttura del linguaggio.

Ma preciseremo questa teoria tra poco.

 

Sappiamo che la tensione psichica si impenna quando la quantità di informazioni che la psiche riceve aumenta. Il principio di piacere che regola il funzionamento della struttura psichica cerca allora di mobilitare il più possibile di tracce mnesiche – ciò che Lacan chiamerà « i significanti ». L’economia di  questa operazione psichica permette di legare tra loro le informazioni al fine di regolare il circuito pulsionale e di ridurre quindi l’eccesso di tensione che sarebbe insopportabile per il soggetto.

Secondo Freud il disturbo psicosomatico è l’esito di un conflitto psichico tra la pulsione che tende alla soddisfazione del desiderio e l’istanza difensiva che tende alla sua repressione. Il sintomo organico nella malattia psicosomatica è «significante» perché in esso è leggibile la soddisfazione deformata e parziale della pulsione e le esigenze di rimozione.

Ricordiamo qui la definizione che Lacan dà di circuito pulsionale, «  l’eco, nel corpo, di ciò che resta del significante[19] » : è la ragione per cui le parole ci toccano nel profondo e possono intaccare il corpo (…- e possiamo anche chiederci come, davanti a tutte le terribili notizie che ci piovono addosso ogni giorno, non ci si ammali più spesso…).

Chiudiamo la parentesi e finiamo il nostro excursus teorico con la già citata Conferenza di Ginevra del 1975 (l’ultimo testo in cui Lacan fa riferimento psicosomatica) : ripetiamoci, e torniamo a dire che durante la conferenza e rispondendo a una domanda, Lacan precisa che le lesioni psicosomatiche sono tracce scritte sul corpo. Dirà subito dopo che tali tracce non appartengono alla categoria del signum (segno), ma piuttosto a quelle di geroglifici che non siamo in grado di leggere. Queste lesioni, pertanto scritte e inscritte nel corpo, sono considerate da Lacan come « da non leggere », pas-à-lire dall’analista.

Precisa : “il corpo si abbandona a scrivere un qualcosa che appartiene all’ordine dei numeri » . Si tratta di un codice che non è composto di lettere ma che consta piuttosto di  numeri, una sorta di « conteggio » assoluto del godimento, conteggio  che ricorda la natura « per addizione » della manifestazione ciclica dei fenomeni psicosomatici che si verificano spesso in crisi successive contabilizzabili nel corso del tempo.

« Tutto ci fa pensare che ci sia un’inscrizione nel corpo, un qualcosa che si rivela a noi sotto forma di enigma[20] ». Lacan continua dicendo che l’analista si trova sperso davanti a questa impossibilità di decifrare, dice « nous nageons », annaspiamo…

Una delle cose fondamentali che ci dice Lacan sulla psicosomatica riguarda la posizione dell’analista che si ritrova davanti al paziente psicosomatico come davanti ai geroglifici di un cartiglio, «  sì, il corpo come cartiglio, depositario del nome proprio », il corpo nel significante diventa tratto, tratto unario (l’Einziger Zug freudiano) nel quale si inscrive la scrittura corporea ; il tratto unario è diremo noi a parole nostre, la forma elementare del significante, un segno dell’Altro, cioè, una pura differenza e il supporto primario all’identificazione simbolica. In questa forma elementare il significante si ritrova isolato e non partecipa alla catena significante, ma è una sorta di « segno primario » dell’Altro.

Ascoltiamo Lacan : « il corpo nel significante si fa tratto, tratto che è un UNO. Ho tradotto lo Einziger Zug che Freud descrive nel suo scritto sull’identificazione con « tratto unario ». E’ attorno al tratto unario che ruota tutta la questione della scrittura. Che il geroglifico sia egiziano o cinese è la stessa cosa. Si tratta sempre di una configurazione del tratto. Non è un caso che la numerazione binaria si trascriva solo con degli 1 e degli 0.

La questione dovrebbe ruotare attorno a questa domanda :  qual’è il tipo di godimento che incontriamo in psicosomatica ? Se ho evocato una metafora come quella del congelamento, è proprio perché c’è questa sorta di fissazione. Non è un caso che Freud usi il termine di Fixierung – è perché il corpo si lascia andare a scrivere un qualcosa che appartiene all’ordine dei numeri[21]. »

Parleremo del congelamento tra poco, ma ora ripetiamo la domanda : qual’è il tipo di godimento che incontriamo in psicosomatica ?Che cosa accade al soggetto del desiderio nella formazione del fenomeno psicosomatico ?

 

Il corpo e il desiderio

E’ perché il desiderio mette radici nel corpo attraverso la struttura del linguaggio che si fa corpo, che la riproduzione umana e la filiazione sono ordinate in strutture elementari che constituiscono la parentalità. Il desiderio, governato dalle leggi del linguaggio, presiede non solo all’emergere del soggetto, ma anche alla sua venuta alla luce, al suo essere biologico. La specificità della specia umana parlante è proprio questa : essere contaminata dalla parola, la parola è allora una sorta di « cancro » che colpisce unicamente la specie umana.

Possiamo quindi fare l’ipotesi verosimile che il desiderio attraverso il significante può produrre delle lesioni corporee delle quali è impossibilie stabilire la causalità. La psicoanalisi può indiscutibilmente osservare questo fenomeno.

Nelle società moderne, che si caratterizzano dalla crisi delle strutture della parentalità, è probabile che nuove patologie si facciano strada, patologie prima individuali che diventeranno col tempo collettive. Non è escluso che in ragione della faglia epistemo-somatica propria  a ogni epoca – cioè ciò che la scienza e il sapere non riescono, nelle diverse epoche storiche, a capire e a soluzionare -, delle malattie specifiche possano apparire. Tutto questo non deve però portarci ad affermare con troppa facilità che tutto ciò che è biologico è psicologico, naturalmente. Mettendoci in guardia contro un approccio filosofico alla natura, Lacan si è sempre interrrogato sulla strana somiglianza delle strutture soggettive, in particolare il  fantasma, con le strutture dell’embriologia. I punti di unione tra le formazioni naturali e le organizzazioni strutturali che ne risultano non sono definibili che a partire dalla combinatoria significante.

Recentemente dei ricercatori americani rendevano conto della struttura del DNA parlando del nodo borromeo senza per altro sapere che Lacan faceva la stessa cosa parlando della combinatoria dei significanti.

 

E’ atttraverso l’impatto del desiderio e del linguaggio che Lacan elabora la sua teoria sulla psicosomatica e l’esempio di Pavlov che dettaglierò qui di seguito ce lo racconta perfettamente.

 

L’esempio di Pavlov

 

Per dimostrare la causalità significante di alcune lesioni corporee, Lacan parte dall’esperimento di Pavlov e ne traccia un nuovo protocollo.

 

Pavlov fa ascoltare a un cane il suono di un campanello e allo stesso tempo gli dà del cibo. Ripete più volte questo esperimento fino al giorno in cui il cane gli sembra sufficientemente condizionato dalla ripetizione. Allora gli fa ascoltare il suono del campanello senza però dargli da mangiare. Pavlov constatò che ogni volta che il cane sentiva il campanello, il suo stomaco produceva dei succhi gastrici. A forza di prolungare questo esperimento, il cane svilupperà un’ulcera gastrica. Con questo fu l’esperimento Pavlov fondò la sua teoria del riflesso condizionato.

Partendo dall’idea che l’esperimento di Pavlov rientri in una posizione strutturalista, Lacan propone un’altra lettura e ne tira le seguenti conclusioni :

Lacan teorizza che lo sperimentatore sia animato da un desiderio di sapere, che rappresenta per noi il desiderio dell’Altro.

Il significante di questo desiderio, il campanello, lo rappresenta come soggetto (Pavolov) per un altro significante (la secrezione gastrica). Questa secrezione gastrica è da intendere qui anche come il segno della fruizione (godimento) del corpo dell’animale perché il suo appetito si ritrova sollecitato. Enfine troviamo « ciò che resta » (oggetto piccolo a), cioè la lesione che dà allo sperimentatore una soddisfazione supplementare (un più-di-godimento) perché viene a confermargli la veridicità della sua ipotesi di partenza. Ciò che abbiamo appena illustrato si formula con il seguente matema lacaniano :

(S1), suono del campanello FRECCIA (S2), secrezione, fruizione

(S), Pavlov .                                    (a), lesione

 

Lacan trasporrà questa lettura dell’esperimento di Pavlov per intepretare le lesioni psicosomatiche.

E’ il desiderio dell’Altro che, per induzione significante, produce una lesione del corpo, andando a disturbarne uno dei suoi bisogni fondamentali.

Dobbiamo anche notare che nell’esperimento di Pavlov la scelta di un animale domestico, non è indifferente, per il semplice fatto che un cane è sensibile alla parola dell’uomo. Ora, notiamo bene che la lesione non si produce a causa della reazione riflessa all’azione meccanica del significante (il campanello) ; ma essa si produce perché il cane non capisce ciò che gli si chiede. La sottigliezza dell’interpretazione di Lacan risiede proprio in questo. Detto in altre parole, dobbiamo intendere la causalità significante della lesione nel suo versante formale (il modo in cui ci si rivolge all’animale) e non nel suo versante materiale (il suono concreto del campanello). E’ questo che fa apparire il divario tra la causa (il significante) e il suo effetto supposto (la lesione).

 

Trasponendo questa lettura alla pratica clinica, possiamo ipotizzare che il desiderio insistente dell’Altro può indurre una lesione corporea quando un bisogno fondamentale del corpo è perturbato, e il soggetto non può difendersi contro l’ingiunzione dell’Altro. La metafora soggettiva fallisce. Ecco qual’è lo schema fondamentale della condizione lacaniana dei fenomeni psicosomatici.

Possiamo fare un altro esempio :

Quello dell’adulto educatore che, insistendo troppo sulla « pulizia » può provocare indirettamente delle manifestazioni corporee, delle lesioni sul corpo del bambino che non riesce a dire no a degli imperativi provenienti dal super io di cui non capisce i messaggi. Nel caso di un sintomo nevrotico, la situazione è ben diversa : il sintomo nevrotico è una modalità di difesa del soggetto confrontato al desiderio dell’Altro.

 

Ripetiamolo : il sintomo nevrotico ha un senso, è un messaggio che ha valore di verità riguardo al desiderio e al godimento del soggetto. La lesione psicosomatica è situata fuori dalle costruzioni nevrotiche, al di là della soggettività, si produce su un corpo condizionato e senza difese (l’omeostasia di tale corpo è completamente stravolta), non ha senso, anche se comporta un godimento specifico (cioè una sofferenza). Quando il meccanismo si mette in funzione, si ripete sotto forma di crisi periodiche, così come avviene nelle pulsazioni di godimento. E’ in questo modo che la lesione è profondamente radicata nell’immaginario del soggetto, perché è l’immaginario che dà consistenza al reale del corpo.

 

Il congelamento/la gélification

Una volta dimostrata la causalità significante della lesione, ci resta da risolvere un problema : se in effetti e  per definizione il significante rappresenta il soggetto, perché nel caso della psicosomatica la metafora soggettiva – la funzione di rappresentazione del significante – può ritrovarsi almeno parzialmente in difetto ? Lacan parla di pietrificazione, di congelamento localizzato della catena significante. Il significante perde il suo statuto di supporto nella dialettica del desiderio e diventa puro segno. Lacan chiama « olofrase » il significante congelato.

Per Lacan l’olofrase è l’equivalente di un borborigmo incomprensibile scambiato tra due persone che sono una di fronte all’altra, ognuna in attesa di capire il senso del borborigmo dell’altra, senza nulla sapere di ciò che accadrà : lotta fino alla morte o riconoscimento di senso. Detto in altre parole, il significante oleofrasato è un segno che non fa parte del sistema del soggetto. Questo segno resta per lui un enigma che, essendo di troppo, può causare sotto forma di imperativo una lesione che perturba in modo duraturo una funzione vitale del corpo.

 

Ora che abbiamo attraversato i diversi aspetti della teoria lacaniana, passerò all’esposizione di un caso clinico che permetterà dopo di chiarire e di rendere più concreto il pensiero di Lacan fin qui esposto.

 

Il caso clinico : la guarigione di un caso di asma severo.

Vi parlerò di questo caso clinico cercando di basarmi sui riferimenti teorici di Lacan fin qui esposti. Racconterò lo svolgimento della cura, rinunciando a decifrare la lesione che « non- è -da-leggere ». L’analisi deve favorire, percorrendo un cammino certamente enigmatico, favorire la soggettivazione della lesione e dare senso al godimento specifico in questa coinvolto.

Che ciò accada all’insaputa dell’analista e del paziente, non è necessariamente il segno che l’analisi di un paziente psicosomatico sia una pratica più delicata del solito. Grazie ai fondamentali riferimenti teorici che Lacan ci ha lasciato, le modalità della cura sono sempre le stesse posto che si rispetti l’ingiunzione del « non-è-da-leggere »,  basta cioè astenerci dal richiamo dell’interpretazione con le sue intonazioni dal campanello di Pavlov.

La cura illustrata di seguito, mostra come ci si possa allontanre da quegli indicatori nefasti che constituiscono in generale la clinica dei sintomi – come l’equivoco significante che è da bandire senza indugio. Con una piccola differenza – però importante – : che la migliore condizione perché il movimento di soggettivazione che produce la remissione si verifichi, consiste nell’attenersi alla tonalità classica delle regole freudiane della cura del sintomo isterico. Così, malgrado le difficoltà teoriche, la pratica può seguire il suo corso con modalità abbastanza semplici, aggirando i rischi somatici ciclici come  l’esposione ciclica della lesione, ma ciò unicamente se si rispetta l’imperativo del « non-è-da-leggere ».

Propongo quindi di illustrarvi qualche elemento della cura di S. e poi di discutere lo svogimento di questa cura e ciò che la remissione ci suggerisce sulla questione della guarigione.

 

Lo svolgimento della cura

La prima consultazione di S. si svolge in coincidenza con il suo compleanno, tre anni fa. La ragazza ha allora 19 anni.

All’inizio dell’analisi, dice di « sentirsi angosciata in modo diffuso ». Viene curata per una forma di asma severo aggravatosi negli ultimi due anni. L’asma resiste alle cure mediche, cure continue e sempre più aggressive che le vengono prescritte nel reparto specializzato dove è seguita. Le sue ultime crisi che assomigliavano molto ad un vero e proprio male asmatico, hanno necessitato un ricovero d’urgenza perché la paziente era in pericolo di vita.

 

Nel corso degli incontri preliminari mi parla di un trauma sopraggiunto all’età di 11 anni durante un’ooperazione di appendicite. Al risveglio si sente « soffocare ». Il ricordo di questo momento è molto vivo. A una prima sensazione di piacere succede l’angoscia di una morte imminente. In rianimazione le viene diagnosticato una piaga endotracheale provocata da un errore di intubazione. Esce dall’ospedale dopo un mese con un bilancio respiratorio normale.

A 12 anni durane una competizione di corsa sportiva (un significante che sarà ricorrente) ha una primi crisi di asma. Poco tempo dopo, una seconda crisi, molto violenta, durante un pellegrinaggio in pullman. Notiamo qui una doppia omofonia tra il suo cognome – il patronimico  può ricordare l’espressione « privo d’aria » –  e l’oggetto centrale del pellegrinaggio.

Dopo queste crisi comincia una cura a lungo termine per l’asma, cura che non impedirà  alle crisi di verificarsi per i successivi 7 anni.

Notiamo che è il corpo in quanto Altro che si manifesta qui come un « conteggio » di ciò che per lei è accaduto al momento dell’evento somatico.

 

All’inzio della cura sogna che viene alla seduta e mi annuncia che la madre sta morendo. La paziente è con suo fratello in un pullman volante, il fratello non sta bene, lei dice all’autista del pullman di fermarsi, scende e suo fratello si rifugia tra le braccia del padre. Il desiderio contenuto in questo sogno in apparenza semplice, pone delle domande sulle quali potremo tornare durante la discussione.

Qualche giorno dopo ha una crisi di asma violenta che necessita un ricovero. Mi racconterà di aver avuto  un’altra crisi importante durante le vacanze.

Al ritorno dalle vacanze, comincia una relazione d’amore con un ragazzo. In quel momento racconta il sogno seguente : paesaggio scuro, vola come un uccello con un becco enorme, come un pellicano. Porta tre o quattro bastoni. E’ una corsa o un gioco mortale. E’ come se il suolo crollasse. Bisogna conficcare i bastoni nel suolo in tre o quattro secondi. Sente la voce di sua madre che dice : « non ci riuscirai, ti restano solo due secondi ».  Corsa, il gioco è una prova che, in caso di fallimento può essere mortale : questo sarà un tema ricorrente nei suoi sogni. Notiamo la natura coatta e mortifera della parola della madre.

Mi parla del nonno materno, ebreo, che ha dovuto cambiar nome durante la guerra e che è stato deportato in Germania e che poi, per sopravvivere, è evaso correndo per andare a nascondersi sotto un treno.

Suo padre ha perso il proprio padre per una malattia polmonare, una tubercolosi, a nove anni. « Malattia polmonare » è il termine che lei stessa usa per parlare dell’asma. Recentemente apprenderà per bocca di suo padre molti aspetti segreti della sua vita,  marcati dalla violenza fisica e dalla complessità familiare. Questa complessità si ritrova anche nel suo nucleo familiare : il padre si accanisce in particolare contro suo fratello minore, nato sette anni dopo di lei.

La paziente dice che la madre usa la sua malattia per « controllarla ». E’ sempre aspramente criticata appena parla alla prima persona. Quando suo padre cerca di umiliarla – cosa che fa spesso e in particolare davanti a terzi – la madre è complice del padre : la paziente si sente  « spalle al muro».

 

La cura prosegue. Alla fine dell’anno sogna di essere ad una mostra dove c’è molta gente. E’ molto scuro, vede un quadro che non riesce a mettere a fuoco, un guerriero molto scuro, 17°-18° secolo ; si sente minacciata : una parte degli spettatori saranno uccisi.  Lei non è scelta e può correre verso l’uscita. Doppia allusione ai fatti della guerra da parte di padre e alla persecuzione del nonno (equivoco tra la figura del padre e quella del nonno materno). Assimilazione del suo destino al destino tragico del nonno materno.

Qualche mese dopo l’inizio della cura, sogna che dai nonni materni c’è una maschera decorativa con due grandi occhi neri.  Ci si deve immergere in uno degli occhi, suo nonno ci va e dentro ci sono delle prove pericolose da passare. Se si perde, si muore. La paziente ha avuto la fortuna di superarle e non vuole più tornarci. Uno dei suoi fratelli si immerge nell’altro occhio e è contaminato. La nonna arriva e lo fa sentire in colpa. Al momento di questo sogno sembra che il fratello e il nonno siano affetti da due gravissime malattie.

 

Questo sogno precede l’ultima crisi di asma di due anni fa. Poco dopo l’ultima crisi di asma, sogna che è in apenea sott’acqua per asssitere ad uno spettacolo di architettura.  I personaggi sono attrezzati per stare sott’acqua, cercano di prendere gli squali. Una rete si rompe e libera tre squali che cercano di mangiare le persone che sono accanto a lei. Vede un condotto in uno dei piloni, la porta si apre, riesce ad arrivare in un palazzo ed è salva.  Mentre il lavoro analitico ha messo da parte l’ingiunzione non-da-leggere della crisi asmatica, la paziente ha potuto soggettivare la tripla minaccia mortifera del padre, della madre e della nonna materna di cui era oggetto, e impegnarsi quindi a sottrarsi a questa presa. Ora si disegnano i colori di una prima respirazione all’aria aperta.

 

Altri sogni esprimono ancora i temi principali del processo di soggettivazione. Per esempio questo :  sogna di essere con delle amiche. Un’amica vede in cielo dei lampi che annunciano l’arrivo miglialia di bestioline di stagione. Arrivano e si infiltrano in tutte le fessure dei muri, la pittura si sgretola : pericolo ! invadono tutta la stanza e « soffocano ». Lei non prova questa sensazione di soffocamento, ma la sua amica sì. Così si conferma che la realizzazione del suo desiderio (la pittura) deve proteggerla dal ritorno dell’asma, mentre in quel periodo dell’analisi era ancora incerta di riuscire il concorso di ammissione.

Da due anni non ha più crisi d’asma e non segue più cure. Il suo bilancio polmonare è tornato ad essere normale.

 

Conclusioni del caso

Per Lacan i fenomeni psicosomatici sono tracce scritte sul corpo, geroglifici che si presentano sotto forma di cartiglio in cui si inscrive il nome proprio. Lacan dice : «  il corpo si lascia andare a scrivere un qualcosa che è dell’ordine dei numeri ». Il fenomeno psicosomatico non è un sintomo. Possiamo parlare quindi di « guarigione » ? Della domanda di guarigione nel percorso terapeutico ?

Per la terapia Lacan suggerisce di non cambiare nulla nello svolgimento della cura.

Dobbiamo solo astenerci dall’interpretare così spesso come può avvenire in altre cure, perché la lesione « non-è-da-leggere ». la soggettivazione si ottiene, come abbiamo visto, progressivamente,  mano mano che il soggetto esce dalla fissazione al godimento specifico della lesione. La remisione non è il risultato di un intervento su un significante preciso. Come potrebbe essere altrimenti  quando la produzione del fenomeno psicosomatico è assimilata da Lacan all’esperimento di Pavlov nello schema seguente :

 

Campanello                   secrezione

Pavlov                          lesione

 

Dove i posti occupati da S1, S2, oggetto piccolo a e S barrato nel discorso dello sperimentatore sono occupati rispettivamente dal suono del campanello in S1, dalle secrezioni gastriche in S2, dalla lesione ulcerosa in oggetto piccolo a e da Pavlov stesso in S barrato ?

Ritornando al nostro caso clinico, ripensiamo a questo schema in cui gli stessi posti sono occupati , nello stesso ordine , dal cognome del padre in S1, dalla madre al posto dell’Ideale dell’io in S2, dall’asma oggetto piccolo a e dal desiderio ambiguo del padre in S barrato.

 

S1 cognome del padre             S2 madre ideale dell’io

S barrato desiderio                           oggetto p a asma

incestuoso del padre

 

Questo vuol dire che la nostra prima preoccupazione deve essere quella di emettere subito una diagnosi che determini la raccomandazione del « non-da-leggere » nella cura ? non credo. In questo caso clinico, la necessità di lasciare in sospeso l’interpretazione mè è subito parsa evidente a partire proprio dal lavoro in seduta. Solamente più tardi mentre la cura era già andanta avanti che tale sospensione ha preso il senso che vi leggiamo oggi, ma solo a posteriori. Che la manovra terapeutica acquisti senso solo dopo : perché no ?, meglio così, anche se in questo modo ciò che muove l’incoscio dell’analista resta enigmatico e non delucidato. Senza dubbio anche la domanda di guarigione da parte del paziente segue una trasformazione analoga, laddove  l’illusione iniziale è il miglior garante del buon svolgimento della cura, visto che l’importanza dell’illusione in questo contesto segnato dagli effetti del nome del padre, ci indicano di nuovo ciò che Lacan ci ha voluto trasmettere.

Quindi, che cosa possiamo dire sulla guarigione ? non si tratta di un ritorno a uno stadio  anteriore alla malattia. La malattia, come la morte che aspetta il sultano a Samarkanda, aspettava la nostra paziente da prima della sua nascita. Almeno sappiamo che l’architettura sottomarina che rappresenta il lavoro analitico in uno dei suoi sogni, le avrà permesso di inventare un destino già da ora ben più fedele al suo desiderio.

 

 

Conclusione generale

Per rendere conto del carattere “senza soggetto” del fenomeno psicosomatico Lacan ha proposto un meccanismo preciso.

Ricordiamo che per Lacan un soggetto è ciò che un significante (S 1) rappresenta per un altro significante (S 2) a costo di una perdita, di un « resto » quella dell’oggetto piccolo a, che è lì per garantire la presenza del soggetto e allo stesso tempo lo scarto tra i due significanti.

 

Nello sviluppo del fenomeno psicosomatico, ci dice Lacan, si crea una saldatura tra S 1 e S 2, saldatura che costituisce un’olofrase che annulla l’effetto di senso. S 1 agirebbe in questo caso sul corpo senza incontrare l’impossibile e si iscriverebbe in quanto blocco senza per questo produrre un senso. Si iscriverebbe nel corpo facendosi tratto, come un segnale di Pavlov nel corpo in linguaggio binario: una forte spinta morbosa o niente.

 

Detto in altre parole, il fenomeno psicosomatico segna un’impossibilità momentanea di alienazione difensiva del soggetto che non riesce a sottrarsi, a sfuggire a ciò che è insopportabile, a differenza del sintomo che ha bisogno invece del meccanismo di una sostituzione significante. Tuttavia malgrado il congelamento della rappresentazione significante, “l’anello-desiderio della catena è conservato”, ci dice Lacan.

 

Il fenomeno psicosomatico non è una metafora, non è un messaggio decifrabile. Tuttavia i fenomeni psicosomatici ci danno un punto di vista inatteso sul godimento del soggetto. L’ipotesi che propongo qui, è che il fenomeno psicosomatico sia il segnale di un godimento di natura particolare, né fallica né pulsionale, un godimento specifico che fa eco a una auto-erotizzazione arcaica e che riguarda direttamente il corpo e l’organo. Trascurare tali segnali significa condannarsi a non sapere perché, a volte, una terapia ristagna. E’ qui che il desiderio dell’analista viene sollecitato perché si operi una rettificazione soggettiva che permetterà di uscire dal congelamento del significante e quindi di ottenere una remissione o persino una guarigione all’insaputa del paziente e a volte anche dell’analista.

E’ dando un senso al suo godimento, che il soggetto potrà ritrovare il suo desiderio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] « the sorrow that has no vent in tears, makes the other organs weep »

[2] Responsabile del dipartimento di biopsicopatologia infantile all’ospedale Saint-Anne di Parigi

[3] 8 maggio 1973, seminario XX

[4] Lacan, Conférence à Genève sur le symptôme, 1975, page 10

[5] in S.Freud,  Nuove osservazioni dulle neuropsicosi da difesa, 1896, vol II, Bollati Boringhieri

[7] J.Lacan, séminaire II (1955), page à préciser, car moi j’ai le polycopié de 55 sans la numérotation des pages, « si quelque chose est suggérée par les réactions psycho-somatiques en tant que telles, elles sont en dehors du registre des constructions névrotiques ».

[8] J. Lacan, Le séminaire, Livre II, « le moi dans la théorie de Freud» page ???,  à préciser, car moi j’ai le polycopié de 55 sans la numérotation des pages

[9] J. Lacan, Le séminaire, Livre II, « le moi dans la théorie freudienne », page ???, « (..) à propos des organes qui sont intéressés dans le procès proprement psycho-somatique (…) l’important est que certains organes sont intéressés dans la relation narcissique, en tant qu’elle structure à la fois avec le rapport du moi à l’autre (..) la constitution du monde – à proprement parler – des objets. »

[10] . Lacan, Le séminaire, Livre II, « le moi dans la théorie freudienne », page ???,

[11] ibid.

[12] J. Lacan, Le séminaire, Livre XI, Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Le Seuil, 1973, p. 253.

[13] J. Lacan, Le séminaire, Livre XI, Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Le Seuil, 1973, p. 246, in « L’afanisi ».

[14] J. Lacan, Le séminaire, Livre XI (1964), Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Le Seuil, 1973, p. 243, in « L’afanisi ».

[15] J. Lacan, Le Séminaire XI (1964), Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Seuil, 1973, p. 215, p. 215

[16] ibid

[17] J. Lacan, Le séminaire, Livre XI, Les quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse, Paris, Le Seuil, 1973, p. 254, in « L’afanisi ».

 

[18] ibid

[19] ???

[20] Conférence à Genève sur le symptôme, 1975, page 10

[21] ibid page 11-12