Marc Darmon – Ritorno al Sinthomo

Laboratorio Freudiano di Roma

dott. Marc Darmon – Conferenza del 9 maggio 2014

 

Domanda: (sulla figura della lezione del 10 febbraio, pag. 85, traduzione italiana). La questione è rispetto alla posizione dell’errore, dove è in questo nodo?

Darmon: I, S, R sono confusi, non sono ben collocati lì, c’è un’omogeneizzazione, sono messi in continuità. In questo passaggio Lacan distingue le riparazioni, nella lezione successiva. Esamina le riparazioni che hanno luogo nel punto stesso dello errore e, quelle che avvengono in un altro luogo rispetto dell’errore. L’errore è sempre lì ma la riparazione avviene negli altri due punti di incrocio. Quando l’errore è riparato nel punto in cui c’è, come in questo caso, Lacan lo spiegherà nella lezione successiva.

Quando l’errore è riparato nello stesso luogo in cui è presente non c’è reversibilità tra le due componenti di questa catena, vale a dire, ci sono due disposizioni differenti. Se l’errore è riparato in un altro punto di incrocio rispetto a quello in cui ha luogo, c’è un’equivalenza tra le due componenti e quindi è possibile trasformare una figura nell’altra. Nel caso in cui la riparazione avvenga nello stesso luogo dell’errore Lacan dice che non c’è equivalenza e quindi c’è un rapporto. Cercherò di rappresentarlo alla lavagna (lezione del 17 febbraio edizione italiana).

 

Ecco il nodo trifoglio. Ci sono due tipi di nodo trifoglio, a seconda che giri a destra o a sinistra.

  1. Drazien: qual’è la singolarità del nodo trifoglio?
  2. Darmon: rappresenta l’omogenizzazione del nodo borromeo, ossia, le tre consistenze sono messe in continuità. Se disegno qui il nodo borromeo, questi punti di tre consistenze, otteniamo il nodo trifoglio, sono le tre consistenze confuse. Nel seminario Lacan confronta il nodo trifoglio con la paranoia, ossia come confusione dei registri. Consideriamo allora il nodo trifoglio: ci sono tre punti di incrocio. Consideriamo un errore al punto di incrocio 1. Potete verificare come questo nodo stia per aprirsi, prima di tutto potete vedere come si possa spostare questa parte del nodo in alto ottenendo così un otto. Non resta che il punto di incrocio 3 e, ancora possiamo piegare e tenere un cerchio e quindi non abbiamo più un nodo. Lacan però propone anche delle riparazioni ed è il sintomo che compie questa riparazione. La riparazione consiste nel fare passare un altro elemento, ossia il sinthomo, si tratta in un certo senso di ritrovare la forma del nodo trifoglio. Allora queste riparazioni possono avvenire nel luogo  dell’errore oppure negli altri due punti di incrocio, dove non c’è errore. Esaminiamo due modi di procedere. Prima di tutto possiamo riparare nei punti 2 o 3 dove non c’è l’errore. Vorrei sottolineare che si tratta di un modo tutto relativo del dire che l’errore ha avuto luogo in 1, per esempio. E un punto di vista relativo dire che l’errore è in 1 perché a seconda si gira il nodo trifoglio potrebbe essere anche in 2 o 3.  Il fatto che ci sia un solo errore é propedeutico, per simplificare, è una decisione di partenza.

Prendiamo il caso in cui l’errore sia riparato nel punto 2 o 3.

Abbiamo quindi questa catena a forma di 8 ma riparato per il sinthomo(verde). Se manipoliamo questa catena possiamo ottenere questa figura:

 

 

L’elemento verde prende la forma dell’otto e quello rosso la forma di un cerchio, ma c’è un equivalenza fra le due catene, ossia entrambe possono prendere il posto dell’altro, quindi c’è equivalenza.

M.Drazien: Lei utilizza due colori differenti ma la figura è la stessa.

  1. Darmon: esattamente. La riparazione che avvenga in un luogo diverso da cui c’è l’errore produce una catena che prende la stessa disposizione, ossia tra i due elementi di questa catena c’è una equivalenza. E per questo che dice Lacan che tra i due non c’è rapporto. Lacan tratterà del rapporto sessuale attraverso questa riparazione nel nodo.

Analizzerò la riparazione nello stesso luogo di scivolamento (lapsus) del nodo.

 

 

Assomiglia la riparazione ad un nodo borromeo che parte da destra, se consideriamo questo punto, quindi sembrerebbe una riparazione di principio borromea.

M.Drazien: questo è proprio il punto sul quale avevamo problemi perché questa correzione viene al punto in cui c’è il lapsus, l’errore. Perché il primo esempio che ha fatto il dott. Darmon era una correzione nel punto in cui non c’era il lapsus.

  1. Darmon: errore che Lacan riferisce alla carenza paterna, le cose sono complesse perché da un lato parla del nodo trifoglio come il nodo della paranoia, dicendo che la personalità è la stessa cosa della paranoia e quindi in quel caso bisogna analizzare a partire dal nodo trifoglio dalla personalità un errore sullo stesso nodo trifoglio, sono due tappe.

(cita la pag. 138 dell’edizione francese). Prendiamo questa forma (disegna sulla lavagna), una forma di treccia con i tre punti di incrocio situati di seguito; vi è un’equivalenza fra un nodo trifoglio come questo, equivalenza tra le due forme. Vi consiglio di fare l’esperienza con le tre corde e scoprirete come si può passare da una forma all’altra facilmente. Quando la riparazione avviene nello stesso luogo dell’errore è lo stesso nodo trifoglio, in questa disposizione, con un errore in quel punto e quindi vedete bene come questo nodo possa aprirsi e assomigliare a un cerchio. L’errore ha luogo in quel punto e la riparazione è fatta dal sintomo che mantiene la dimensione dell’annodamento. Allora proviamo a fare la stessa esperienza di trasformare un cerchio nell’altro:

 

 

Il sintomo che è il cerchio verde assumerà la posizione dell’elemento rosso e l’elemento rosso assume questa posizione. L’elemento verde nel primo caso è interno alla catena ma quando cerchiamo di trasformare la posizione dei due elementi, dobbiamo prenderlo in una forma tale che la scena finale sia uguale a quella equivalente dell’inizio, ossia, che l’elemento rosso non prende una posizione centrale ma periferica. Quindi non possiamo dire che fra le due catene vi sia un’equivalenza ma nemmeno equivalenza tra i due elementi delle due catene. Dal momento che non vi è equivalenza Lacan dice che vi è rapporto sessuale, è una catena che li serve per illustrare il rapporto di Joyce con Nora e utilizza questo anche per intervenire sulla questione delle parole imposte e il rapporto di Joyce con la figlia Lucia. Ieri era stata sollevata la questione delle parole imposte, ma prima di proseguire con l’argomento, avete delle domande su questo?

 

Domanda: Vorrei sapere se questa riparazione è equivalente alla retta infinita.

 

M .Darmon: Vi riferite all’ultimo nodo di Joyce? Lo si può intravedere, ossia, possiamo immaginare un dispositivo attraverso il quale ciò che trasforma un semplice cerchio in una catena è una retta. Con una retta potete trasformare un cerchio in otto, ossia, potete compiere una riparazione con una retta. Allo stesso tempo se facciamo riferimento agli ultimi nodi di Joyce avete questa disposizione, ossia, una croce e un cerchio che non sono annodati e potete compiere una riparazione con una retta che passa così:

 

Quindi una separazione può avvenire con una retta o con un cerchio.

M.Drazien: mi appare più chiaro ora, è diverso se la riparazione avviene sul punto del lapsus o su un altro punto. Questa era la questione centrale.

Domanda: ancora una domanda sul relativismo riguardo ll’errore, che è relativo a seconda come si organizzano i tre registri. Nel caso Joyce l’errore è in un punto preciso.

  1. Darmon: Vi riferite all’errore nel nodo trifoglio oppure nell’ultimo nodo di Joyce?

domanda: nel nodo trifoglio pero avevo capito organizzasse poi il nodo ultimo.

  1. Darmon: la relazione non è diretta, vale a dire, Lacan analizza in un passaggio la omogenizzazione tra il nodo borromeo e il nodo trifoglio e si domanda di due nodi borromei colorati e orientati. Quando si compie questa omogenizzazione otteniamo un unico nodo trifoglio eppure sappiamo che ci sono due nodi trifoglio e, quindi si chiede che cosa avvenga tra i due nodi borromei e i due nodi trifogli, ma è una questione di omogenizzazione. Chiedetevi che cosa giustifica la posizione dell’errore nel nodo trifoglio. Possiamo fare questa ipotesi: se c’è un rapporto tra l’errore nel nodo trifoglio e l’errore nell’ultimo nodo di Joyce, nel nodo borromeo sapete che il reale deve passare sopra al simbolico e l’errore di Joyce è proprio in uno di questi tre punti in cui il reale passa sopra il simbolico e succede il contrario, che il simbolico passi sopra il reale. Quindi possiamo ipotizzare che nel punto dell’errore, questa parte appartiene all’ordine del simbolico e passa sopra questa parte che appartiene all’ordine del reale,  quindi se nell’omogenizzazione vogliamo conservare certa distinzione bisognerebbe chiamare questa parte simbolico, l’altro il reale e l’altro ancora l’immaginario. Avete il simbolico che passa sul reale. Ecco l’ipotesi che posso formulare per mettere in rapporto i due errori, è un’ipotesi, Lacan non ne parla. Avete delle domande da rivolgermi sulla questione delle parole imposte?

 

  1. Piunti: mi interessava il problema degli enigmi in Joyce.
  2. Drazien: sulla questione delle parole imposte, ieri Lei ha detto che il neologismo di Lacan non aveva la stessa ragion di essere del neologismo di Joyce. Da dove viene il neologismo di Joyce? perché è in contraddizione quando Lacan dice che la sua scrittura non ha presa sull’Inconscio. Questo neologismo gli arriva da qualche parte, da dove? il neologismo sarebbe la certezza di qualcosa? è possibile parlare di parole imposte?

Domanda: e qual’è il rapporto con la telepatia in questo caso?

  1. Darmon: cerco di rispondere in maniera generale riprendendo ciò che Lacan dice nel caso dell’uomo delle parole imposte, della figlia Lucia di Joyce e, quello che ne è del rapporto sessuale. Lacan parla di un caso che egli ha esaminato a Sant’Anne, presentategli da Marcel Czermak, un caso che quest’ultimo chiama di “psicosi lacaniana”. Il capo di Servizio, il dott. Daumezon, quando lui ne aveva parlato dice a Czermak di avergli suggerito (al paziente) delle idee lacaniane. Potete leggere l’intera trascrizione di questa presentazione del caso nella nuova edizione del libro di M. Czermak (Patronymie) Avevo chiesto al dott. Czermak l’autorizzazione di riprodurlo nella nuova edizione del Seminario XXIII ma non ha potuto darmela perché sarebbe comparsa nella nuova edizione di érès. Che cosa Lacan ci dice di questo uomo delle parole imposte? Era un uomo che era in presenza di parole che gli si imponevano. Lacan da anche degli esempio, assassinio politico. Insomma, vi sono delle frasi che gli si imponevano. Ne sottolinea Lacan l’aspetto fonematico, ossia l’importanza del suono di queste parole. In questa espressione “sale assassinar politique” diventava “sale assistanat politique”(non si può tradurre perché si perde il suono).
  2. Drazien: contiene “assistente”, assistenza pubblica che ha un rapporto con chi l’assiste, il medico.
  3. Darmon: riferendosi all’assistenza pubblica possiamo fare moltissime interpretazioni ma mantiene questo carattere di enigma legato al carattere sonoro della frase. Lacan dice che questo caso è stato esaminato perché aveva subito un peggioramento ossia queste frasi che gli si imponevano erano seguite da parte sua da riflessioni di carattere personale percepite sotto forma di telepatia da tutti. Da un lato le parole imposte poi questo riferire personalmente sulle parole imposte e poi, queste riflessioni aperte attraverso la telepatia a chiunque. Ecco la separazione tra un pensiero che viene dell’Altro e che si impone al soggetto con il suo carattere enigmatico e sonoro e, dall’altro lato, le sue riflessioni personali che vanno agli altri. Ecco un circuito allo stesso tempo reciproco ma anche separato di queste parole che vengono dall’Altro e s’impongono e, le riflessioni che il soggetto si attribuisce che sono intese da tutti gli altri attraverso la telepatia. Bisogna mantenere questa separazione. Allora Lacan dice che questo uomo è più sensibile a ciò rispetto al quale tutti dovremmo essere più sensibili, vale a dire, che il linguaggio è un parassita. Insomma, è più sensibile di altri rispetto al fatto che le parole sono imposte. Come interpretare questo? Dobbiamo ricordare questa affermazione di Lacan: l’Inconscio è il discorso dell’Altro, ossia il soggetto riceve dall’altro il suo proprio messaggio sotto forma inversa. Lacan offre dei casi di psicosi, tra questi, il famoso caso della donna che ritrova sulle scale suo vicino e pensa: “ritorno dal salumiere” e l’allucinazione che sente da parte di suo vicino “Troia”. Avete qui un esempio di un pensiero che s’impone e poi qualcosa che viene dall’Altro. Qua la differenza, dice Lacan a quell’epoca, è che nella psicosi il messaggio che viene dall’Altro non è sotto forma rovesciata ma sotto forma diretta. Possiamo parlare anche dell’automatismo mentale. Per esempio, l’eco del pensiero è un sintomo psichiatrico in cui il soggetto percepisce l’eco del proprio pensiero. Se appunto vogliamo entrare con sottigliezza in questo fenomeno e se interroghiamo con precisione alcuni psicotici, capiamo che in molti casi l’eco del pensiero precede il pensiero, sebbene il soggetto abbia l’impressione di essere influenzato ossia che i propri pensieri li sono suggeriti. Abbiamo anche in questo caso questo fenomeno di separazione, tra l’eco che precede il pensiero e che rende questo soggetto più sensibile di un altro al fatto che le parole sono imposte.
  4. Drazien: nel caso dell’automatismo mentale questa separazione è tra questo ecco del pensiero e la risposta?
  5. Darmon: no, nell’automatismo mental sono i propri pensieri del soggetto che sono preceduti dall’eco, è differente dalle parole imposte.
  6. Drazien: si, ma le parole del pensiero del soggetto no le conosciamo. Sappiamo che c’è la voce dell’automatismo, che il soggetto è comandato ma non sappiamo la risposta, il pensiero del soggetto.
  7. Darmon: mi riferisco all’eco del pensiero, non all’automatismo mentale in tutti i suoi sintomi. Nell’eco del pensiero il soggetto si lamenta che i suoi pensieri siano duplicati da questo eco, cioè, sente i propri pensieri prima di formularli e quindi ha questa esperienza dolorosa che i propri pensieri siano dettati da una sonorizzazione perché ogni pensiero che articola è preceduto dalla sonorizzazione anteriore dei suoi pensieri quindi ha questo senso di essere influenzato, come i propri pensieri gli siano suggeriti. Invece nel caso dell’uomo delle parole imposte i propri pensieri sono percepiti dagli altri e, Lacan ci parla di Joyce dopo la descrizione di questa presentazione di caso e si chiede se il processo di distruzione della lingua da parte di Joyce non sia qualche cosa che si impone a Joyce. Quello che si impone a Joyce è questo lavoro di distruzione. In altre parti del seminario possiamo riferire il nodo che Lacan costruisce qui, cioè, quello in cui la riparazione è nello stesso luogo dell’errore, a proposito anche del rapporto tra James e Nora ma anche dell’uomo delle parole imposte e del rapporto di Joyce con la figlia Lucia. Abbiamo una catena qui con due componenti, in cui ogni componente è un supporto per muoversi facilmente da parte del soggetto. Potremo dire che l’anello rosso rappresenti Joyce e quello verde Nora – ve lo dico in maniera molto schematica. Ma c’è un salto nell’utilizzazione fatta da Lacan dai nodi dal momento in cui il nodo non sopporta più ciò che riguarda un soggetto ma la relazione tra due soggetti. Ci sono delle anticipazioni di questo nel Seminario precedente in cui Lacan evocava il non rapporto sessuale a proposito del nodo borromeo. Se consideriamo il rapporto fra i due cerchi nel nodo borromeo non avremo mai degli anelli olimpici, ossia, la catena si forma a tre e nessuno degli anelli fa un annodamento olimpico con gli altri e, quindi questo ha portato già Lacan a pensare che il nodo strutturi il non rapporto. Uno degli elementi del nodo rappresenterebbe il soggetto e l’altro l’Altro con cui ha a che fare. Vi sono altre anticipazioni nei seminari precedenti ma anche all’inizio del “Sinthome” quando Lacan si riferisce all’annodamento borromeo fatto con una treccia di quattro nodi trifogli e dal momento che il nodo trifoglio è la personalità e la personalità è paranoica, l’associazione di tre personalità paranoiche è annodata da una quarta, sintomatica e nevrotica. È una  formulazione molto strana e ci possiamo domandare a che cosa clinicamente questo rinvii. Sappiamo che nella clinica psichiatrica non è raro constatare dei deliri a due o a tre.  Ho parlato del caso in cui il paranoico entrava in un delirio che implicava altre due persone e i vicini ma possiamo anche dire che tutti e tre erano deliranti e la personalità invece nevrotica rappresentata dalla donna di questo soggetto oppure anche dall’analista che interveniva in questa configurazione. Questa formulazione di Lacan della treccia borromea da quattro nodi a tre può essere utilizzata per comprendere alcuni fenomeni ma intorno all’utilizzo di questa catena per quello che riguarda all’uomo delle parole imposte ma anche Joyce e Nora, Joyce e la figlia Lucia. Possiamo dire che la scissione di cui soffre l’uomo delle parole imposte può essere raffigurata da una catena con due elementi: da un lato le parole che gli sono imposte, che gli vengono dall’Altro e, le proprie formule che sono sentite da tutti. Questa scissione si materializza nel caso di Joyce e Lucia, e con Nora, con Joyce da una parte al quale s’impone la distruzione della lingua, ossia questa importanza della sonorizzazione e del mettere in relazione le lingue a partire da una omofonia translinguistica, quindi dalla parte di Joyce ciò che secondo Lacan vi è dell’ordine delle parole imposte e poi, ciò che viene da Lucia ossia dei messaggi sul suo ambiente che vengono ad informarlo e che Lucia percepisce attraverso la telepatia. Per lui Lucia non era schizofrenica, era telepatica. Si ritrova quindi questa divisione e questa articolazione nella coppia Joyce – Lucia, quindi in Lucia che non era telepatica emittente ma ricevente e, informava suo padre.
  8. Drazien: Lucia non trasmetteva a Joyce, era lei che riceveva.
  9. Darmon: Lei può parlare meglio di me su questo rapporto fra Joyce e Lucia. Joyce era meravigliato dei doni telepatici della figlia e del suo rapporto, delle coincidenze attraverso questo dono della telepatia. Cercando di confrontare il rapporto tra l’uomo delle parole imposte con quello di Joyce con sua figlia è quello di fare intervenire, per cercare di capire questo rapporto, una catena a due elementi dove non c’è equivalenza tra di essi. Si potrebbe dire che nei casi normali ossia nel caso in cui non abbiamo il sentimento di parole imposte, in cui i nostri pensieri vengono da noi e non dall’Altro, abbiamo a che fare con una catena in cui ci sarebbe una equivalenza ma anche in questo caso faccio delle associazioni liberamente. Nel caso di Joyce e di Nora, nel rapporto fra Joyce e Nora abbiamo a che fare con qualcosa di sintomatico ossia Nora viene a prendere il posto di La Donna perché Joyce soffriva del non rapporto sessuale come un sintomo. Non so se quello che vi ho detto vi fa andare avanti un po’ con le vostre questioni.
  10. Drazien: quello che Lei viene di pronunciare, il non rapporto sessuale come sintomatico, è ben illustrato nella pièce “Exiles”(Esiliati) di Joyce. Si tratta di un’opera biografica in cui è al centro il senso dell’esilio come sintomatico del non rapporto.
  11. Darmon: Joyce in quest’opera teatrale dice che non sopporta la minima relazione con sua moglie perché ogni relazione implica il non rapporto mentre quello a cui aspira è una fusione.
  12. Drazien: una fusione che prende l’aspetto così singolare come la fusione a tre. Ciò a cui aspira è la fusione tra Richard e Robert con Bertha, vorrebbe che ciò faccia nodo, vorrebbe arrivare all’unità in quel modo.
  13. Darmon: Joyce provoca un po’ la fedeltà della sua donna. In ciò che egli enuncia si può reperire qualcosa di irreparabile che sicché ciò a cui egli aspira, al rapporto nella fusione, si avveri impossibile.
  14. Drazien: giustamente per questo procede ad una soluzione, a realizzare la fusione attraverso il rapporto di sua moglie con l’altro. Propone una soluzione che proviene dalla bisessualità di Joyce, la soluzione-fusione dei tre, i due uomini e la donna, per arrivare all’unità.
  15. Goian: non so si per Joyce si tratti di bisessualità ma quello che è abbozzato in questa pièce teatrale tra Richard e Robert si ritrova nell’Ulisse tra Stephen e Bloom e Molly, che è al posto di Bertha in questa pièce in certo senso. Vi è anche una preoccupazione di Joyce riguardante la paternità e la trasmissione del nome e che fa il suo sintomo: come fare questo senza passare dalla donna. C’è già li in quest’opera teatrale una realizzazione della trinità ma non così chiaro come nell’Ulisse e, mi sembra che la questione del rapporto e del non rapporto sia negli “Esiliati” più pregnante ma che sostenga la sua preoccupazione di farsi un nome, la questione del sinthome. Ci vorrebbe un intervento più ampio.
  16. Darmon: agli inizi del seminario Lacan parla degli “Esiliati” di Joyce e del non rapporto come sintomo di Joyce e, alla fine del seminario propone questo nodo che è invece il nodo del rapporto tra Joyce e Nora e questo mi è sembrato una contraddizione. Mi chiedo se il non rapporto fa sintomo per Joyce perché ha una apprensione estrema di quello che sarebbe invece il rapporto, la cui corrispondenza con Nora ci da un’idea. Ci saranno delle giornate su Psicoanalisi e scrittura in cui C. Melman ci ha chiesto di partire dalle lettere di Joyce con Nora, come un esempio estremo della scrittura del rapporto sessuale o del tentativo.
  17. Albarello: ha mote cose simili nel tentativo anche fatto da A. Zanzotto.
  18. Drazien: c’è una buona questione di cercare ciò che la lettera riesce a conservare ed a colpire del corpo, alla fine si tratta di questo. Ciò che ne è del corpo nella lettera.
  19. Darmon: Joyce ha fatto appunto un viaggio in Irlanda e Nora era rimasta a Trieste quindi nel momento di allontanamento fisico in cui il rapporto si faceva con la lettera, letteralmente.
  20. Goian: comunque in ogni caso aveva un passaggio attraverso la lettera.
  21. Drazien: (domanda sulla questione della bisessualità in Joyce)
  22. Darmon: l’errore, l’iscrizione nell’atto di nascita di Joyce che ha avuto delle conseguenze perché sembra che Bloom come secondo nome Paola. Quando ho lavorato a Martinique è un uso frequente di dare ai nuovi nati un nome da bambina se è bambino o al contrario, per scappare alla cattiva sorte.
  23. Piunti: soltanto una precisazione quello che diceva prima sulle parole imposte. In questo caso, si è detto, si può pensare a due elementi della catena non equivalenti. Topologicamente si può parlare di un fuori catena? i due elementi sono annodati o sono uno di fronte all’altro? come si possono rappresentare da un punto di vista topologico i due elementi?
  24. Darmon: vi sono due elementi della catena ma quando cerchiamo di rovesciarli non c’è equivalenza, l’uno non può prendere il posto dell’altro e rispetto a l’altra forma di riparazione è possibile distinguere topologicamente le due catene. Introduce una dissimetria, il nodo e la sua correzione. Ho fatto quest’associazione libera sull’uomo delle parole imposte supponendo che questa non equivalenza, questa differenza che si introduce, permetta di separare la catena dei pensieri. Non è raro nella clinica. Penso ad un paziente con questa tendenza all’alcolismo, non è un paziente psicotico ma aveva degli episodi in cui aveva l’impressione che le persone che incontrava in metro sentivano i suoi pensieri quindi, abbiamo un fenomeno dell’ordine dell’automatismo mentale, passeggero, episodico. Avviene in lui questa separazione tra i pensieri che vengono dall’Altro di cui ha in quel momento là, in modo particolare, la percezione e dal momento in cui è più sensibile ai pensieri che gli vengono dall’Altro, ha l’impressione che i suoi pensieri siano sentiti dagli altri.