LETTURA DEL IV CAPITOLO DEL SEMINARIO DI JACQUES LACAN, LES NON-DUPES ERRENT – di Marisa Fiumanò

In questo seminario, come in Ancora, Lacan mette l’amore al centro del suo discorso. Il suo interesse è esplorare le possibilità di scrittura offerte dal nodo borromeo, dimostrando come a tre diverse possibili modalità di annodamento corrispondano tre diverse possibilità d’amore.

di Marisa Fiumanò

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L’amore cristiano con la nascita del Cristo si accorda molto bene con un punto centrale della nostra lezione, quello appunto dell’amore cristiano. Lacan prende in esame questa forma d’amore insieme ad altre forme storiche quali l’amore cortese e l’amore pre-cristiano.
L’amore cristiano è stato a lungo commentato da Lacan nel suo seminario sul “transfert”. In questa lezione non faremo riferimento al Convivio di Platone ma, per parlare di amore pre-cristiano, faremo riferimento all’Ars Amandi di Ovidio e a Catullo.
In questo seminario, come in Ancora, Lacan mette l’amore al centro del suo discorso. Il suo interesse è esplorare le possibilità di scrittura offerte dal nodo borromeo, dimostrando come a tre diverse possibili modalità di annodamento corrispondano tre diverse possibilità d’amore. Lacan dice che quello che si chiama “amore” può essere accostato a ciò che nelle lezioni precedenti ha chiamato “risonanza”, intesa come gli effetti prodotti dal suo dire: «è un direche non sono parole, ma è un evento che ha che fare con ciò che ci determina, un peduncolo di sapere inconscio che è perfettamente annodato».
L’evento è anche quello che chiamiamo incontro e, l’incontro per eccellenza, è quello che si produce quando un uomo incontra una donna. Quindi l’evento è un evento d’amore e Lacan definisce l’inconscio un peduncolo di sapere perfettamente annodato, quindi un nodo. L’evento, un dire ha prodotto una risonanza, che ha che fare con il nodo e che riguarda ognuno di noi e ha dei supporti particolari che sono i significanti chiave che organizzano il nostro discorso. La risonanza prodotta dal dire è un evento correlato al transfert perché, dice Lacan, il transfert è collegato all’amore (ad esempio quello che circolava tra Lacan e i suoi ascoltatori). Se il dire di Lacan costituisce un evento – ed è quindi assimilabile all’incontro tra un uomo e una donna – dipende dal fatto che Lacan si rivolge al sapere inconscio. Un evento si riferisce alle cose che succedono quando un uomo incontra una donna. L’amore è una metafora che si inserisce nell’evento in cui una donna incontra un uomo. Come nel momento in cui viene fatta la dichiarazione d’amore da parte di un uomo alla donna – perché è a partire dal momento in cui un uomo si dichiara dicendo il suo desiderio che si stabilisce un prima e un dopo. Un prima dalla dichiarazione del desiderio e un dopo. “Tu sei la mia donna” espressione del desiderio che fa evento perché costituisce una scansione temporale. Un dire che non è solo enunciato, ma c’è una enunciazione, c’è l’impegno. Lacan afferma che la sua esperienza è invece limitata quando è una donna ad incontrare un uomo.

Come si può allora definire l’amore divino? Lacan dice che esso va nella direzione di trasformare la vera natura dell’incontro tra i sessi. Infatti l’amore divino comanda “Ama il prossimo tuo come te stesso” e intende anche la donna come prossimo dell’uomo – il che fa sì che l’amore tra uomo e donna si potrebbe dire come “ama la prossima tua come te stesso” Si fa intendere come qualcosa di asessuato. L’amore del prossimo si fonda sul fatto di svuotare l’amore dal senso sessuale e questo rende l’amore possibile perché cessa di non scriversi. Quindi taglia l’impossibilità della natura dell’amore, tutto quello cioè che ha detto nel seminario precedente sul fatto che non c’è rapporto sessuale. Quindi l’amore non ha che fare con l’impossibile, cioè con “ciò che non cessa di non scriversi”, e non ha niente a che fare con la categoria del necessario, perché il necessario è “ciò che non cessa di scriversi”. Invece, dice Lacan, all’amore è necessaria proprio questa radice di impossibile – e l’amore divino cerca di annullare proprio questa radice di impossibile, cioè il fatto che non c’è rapporto sessuale. Questa affermazione del “non c’è rapporto sessuale” nella seconda lezione del seminario viene accostata all’affermazione “non c’è iniziazione”.

Però il fatto che non esista rapporto sessuale e che non ci sia iniziazione non vuol dire la stessa cosa. Il fatto è che sono semplicemente accostati, perché entrambi hanno a che fare con l’impossibile. E in cosa consiste questo impossibile? L’impossibile in quanto tale è stato accostato a delle modalità che hanno a che fare con l’occultismo. Lacan aveva prima parlato di sogno e occultismo facendo riferimento allo scritto di Freud (lezione 30 “Introduzione alla psicoanalisi”) in cui parla di telepatia e iniziazione. Lacan commenta che la credenza nella telepatia non è dovuta al fatto che la predizione si avvera, ma al fatto che ha che fare col desiderio del soggetto; per cui, il solo fatto di restituire al soggetto i significanti o il significante del desiderio, lo rendeva credulo. Nell’esempio di Freud il significante riguardava la predizione che veniva fatta ad una giovane donna sul fatto che si sarebbe sposata e che avrebbe avuto due bambini. Questo bastava a farla credere, e quindi anche a soddisfare il suo desiderio.
Anche l’iniziazione ha che fare con l’occultismo, anche se Lacan dice che oggi non c’è più traccia di iniziazione. L’esempio più famoso che cita è l’affresco della Villa Dei Misteri a Pompei, con lo svelamento del fallo e quindi l’iniziazione di una giovane ragazza ai misteri del sesso. Nella scena dell’affresco viene rappresentato lo svelamento e, quindi, anche questa radice di impossibile. L’iniziazione dice Lacan non è rivolta a tutti perché presuppone una sequenza. È una iniziazione ai misteri e al godimento fallico, nonché alle tecniche del corpo. L’iniziazione si può definire come “scienza del godimento”, credo nel senso di “sapere”.

Oggi non c’è traccia di iniziazione e questa è una disgrazia, perché anche ai nostri giorni, in modo diverso rispetto al Cristianesimo, questa radice di impossibile – che l’iniziazione all’amore e al godimento fallico presuppone – è diventata qualcosa d’impossibile, viene cancellata in altri modi. Ad esempio non possiamo pensare che la moderna sessuologia sia una iniziazione perché non presuppone una credenza, nessun mistero, ma semplicemente una descrizione di tecniche, performancesche non hanno niente a che vedere con questa radice di impossibile e con questa ineliminabilità del mistero nel rapporto tra uomo e donna.

Nella V lezione dell’8 gennaio del 1974, Lacan dice che non c’è iniziazione e che esiste solo il velo del senso, che non c’è senso se non quello che si “opercola” (in botanica, l’opercolo è il tappo che l’ape mette sulla cella da cui è nata dopo averla ripulita per prepararla alla deposizione delle uova da parte della regina, ma soprattutto la chiude per paura che venga sporcata; mette tipo un coperchio su questo mistero del nascere, sulla trasformazione del verme in ape).
Lacan usa la parola “opercola” parlando di velo del senso che si copre, opercola con una nuvola. Lacan fa un avvicinamento linguistico perché fa notare che nubese nuxie hanno la stesso etimo. La nube che stende il velo di senso e la nuxiehanno la stessa radice latina. Si tratta cioè del velo che copre i riti del matrimonio con i misteri del godimento fallico. Quindi l’introduzione è alla sessualità ed è impossibile proprio perché non è riducibile alle tecniche del corpo. Questa iniziazione impossibile sembra essere uno dei modi di definire il reale che Lacan cerca di serrare nel nodo borromeo.

All’inizio della lezione, Lacan parla delle forme storiche che ha assunto l’amore con il modificarsi delle culture: l’amore cortese, l’amore cristiano, l’amore divino e l’amore antico di epoca romana. La questione dell’iniziazione si pone per quelle forme d’amore che prevedono l’introduzione alla sessualità, come accade nell’amore cristiano. Che cosa vuol dire nella tradizione cristiana definire la donna compagno dell’uomo? Così come viene definita Eva per Adamo. Dalla Genesi: «Poi il Signore Dio disse: non è bene che l’uomo sia solo, bisogna fare un aiuto degno di lui. E siccome nessun animale doveva stare di fronte a lui gli procurò un sonno profondo e mentre dormiva prese una sua costola». Una nota precisa che, in tutta la Bibbia, la parola costola compare solo in questo luogo ed è forse da intendersi come osso. Con questa costola formò Eva, da Adamo riconosciuta come propria compagna. «Questa è carne della mia carne e osso delle mie ossa». Quindi fin dalla Genesi nell’amore cristiano la donna è definita compagno dell’uomo ed è fatta della sua stessa pasta.

Nella Genesi, come in altri miti pre-cristiani, l’incontro tra un uomo e una donna avviene nel sonno (incontro inconscio). Il sonno è una metafora dell’evento inconscio. Come si accompagnano un uomo e una donna? dov’è l’incontro che costituisce l’evento? L’accompagnarsi, dice Lacan, corrisponde molto bene all’idea dell’uomo viator, cioè l’uomo che si sceglie una compagna per passare con lei il resto della vita o un pezzo. È questo, si chiede Lacan, l’idea dell’accompagnarsi tra un uomo e una donna? Questo è il registro cristiano, e non solo. Questa definizione ha che fare anche con il vocabolario della sinistra, cioè Lacan allude all’uso delle parole compagno e compagna, molto in voga nel 1973-1974. Essere di sinistra è essere tradizionali, collocandosi in qualche modo nel solco della tradizione cristiana. Lacan sottolinea come, nellacomunitas comunista, l’ideale del rapporto tra uomo e donna fosse in qualche modo un ideale di stampo cristiano, nel solco della tradizione. Ma cosa comporta questa idea del rapporto uomo–donna? Naturalmente nella misura in cui elimina questa radice di impossibile elimina anche l’alterità della donna. La compagna è assegnata al compagno e, come Eva con Adamo, diventa ossa delle sue ossa. Lacan ironizza su questa idea del rapporto di accompagnamento, richiama un po’ le figure del nonno e della nonna, compagni di una vita. Sarebbe questo l’amore? Nell’inconscio c’è anche questo, ma forse no. Cos’è allora l’amore?
L’amore è un dire che si rivolge al sapere inconscio. Citando Lacan: «nell’amore l’uomo deve saper parlare con i significanti ma che sono propri del suo inconscio, di lei della donna». L’amore è un dire che si rivolge al sapere inconscio, al nodo dell’essere. Ma il sapere non ha niente a che fare con la verità, ma con il nodo borromeo. In quale forma di annodamento?
Per rispondere, dobbiamo dapprima chiarire alcune proprietà del nodo borromeo e di quello olimpico (che è costituito da una catena di tre anelli di cui possiamo sciogliere i due estremi soltanto tagliando quello centrale). Nel nodo borromeo invece, qualsiasi dei tre nodi si scioglie, si sciolgono anche gli altri due. Qualsiasi anello può essere messo al posto di un altro. I tre registri Reale, Simbolico e Immaginario risultano equivalenti. Prendono consistenza dalla loro differenza, sono equivalenti ma differenti. Sono differenti perché possono scambiare i posti e questo produce degli effetti. Ognuno di loro può giocare il ruolo di medio e quello che è medio produce un ordine, quindi è il medio che ordina.

Rispetto alla questione dell’amore: se è il Simbolico ad essere medio, ci troviamo nell’amore divino, cioè nell’amore cristiano puro. Se il medio è l’Immaginario parliamo di amore comune, sessuato. E nell’Immaginario come medio sta il fondamento del vero posto dell’amore. Lacan: «l’Immaginario come medio supporta ciò che si può chiamare amore». Lacan ci mostra la continuità e le differenze storiche della questione sull’amore. Parla di amor cortese, tema ripreso poi nel seminario L’etica della Psicoanalisi. Nella lezione del 10 febbraio 1960 scrive: «Il punto di partenza dell’amor cortese è di essere una scolastica dell’amore infelice». E per dimostrare come ci sia uno scollamento tra l’amore cortese e la realtà, vale a dire la posizione effettiva delle donne nella società medioevale, cita una serie di personaggi dell’età medioevale come Pietro D’Aragona e Guglielmo De La Batie – un temutissimo bandito prima di dedicarsi all’attività poetica – che nella loro vita dimostrano che la glorificazione della Dama non corrisponde a nulla di reale. Infatti questi personaggi esaltavano il posto sociale della donna dell’epoca che, invece, non era affatto invidiabile.
Nel seminario sull’etica, Lacan trova delle corrispondenze tra l’amor cortese e alcune esperienze mistiche straniere, come quelle Indù e Tibetane. Nella struttura della mistica dell’amor cortese l’oggetto femminile s’introduce per la sola porta, assai circolare, della privazione. L’oggetto femminile viene posizionato in quanto, di quell’oggetto, si viene privati. Privazione e inaccessibilità dell’oggetto. Lacan dice che le graziose donne dell’epoca erano grassottelle e che questo era considerato come elemento di sex appel, ma che non avevano alcuna sostanza reale. Ed è in questo solco che si colloca la poesia di Dante poeta metafisico. Dante fa di Beatrice, donna di cui si è invaghito a soli nove anni, l’allegoria della filosofia della scienza sacra. Una volta trasformata la funzione in allegoria, questo oggetto femminile perde completamente la sua musica. Lacan dice che non si parla mai d’amore in termini così crudi come quando la persona è trasformata in una funzione simbolica. Poi parla anche di crudeltà o crudezza della Dama. Come si può intendere la crudezza della Dama? E a che cosa serve la sublimazione del sessuale nell’amor cortese? Quale è la sua molla? Quale è il suo scopo?

Ritengo illuminante il seminario sull’etica. Lacan parla di sublimazione e dice che il punto di mira tendenziale della sublimazione poggia sul fatto che l’uomo chiede di essere privato di qualcosa di reale. È la privazione che viene chiesta, che viene cantata, vagheggiata. Questa privazione avviene grazie ad un partner inumano. Infatti la Dama dà prova di una arbitrarietà assoluta. Nell’arbitrio assoluto e quindi nella durezza nel chiedere una prova d’amore, e in tal senso in un modo crudele. In questo seminario sull’etica Lacan sottolinea la crudezza delle donne che non hanno niente di umano e in questo seminario fa riferimento alla figura di Antigone dove, in tutt’altro registro, usa anche per lei l’aggettivo “omos” che vuol dire crudo, inumano, inflessibile, crudele, anche se per Antigone la sua inflessibilità non riguardava l’amante respinto (siamo nel pre-cristiano), ma la sua coerenza con quelle famose leggi non scritte degli dei che fanno contrasto con le leggi della città, che sono leggi superiori a cui Antigone si rifà.
Antigone, vergine pronta alle nozze, rinunciava alle nozze e questo era crudele. Collocandosi fuori dalla sessualità si trasforma in una funzione ed è questo che la rende inflessibile. Antigone è una figura del mito, cantata da Sofocle ed assume anche lei l’atteggiamento della donna dell’amor cortese. Questo topos della donna crudele è presente in molta letteratura anche posteriore all’amor cortese. Ad esempio in una canzone napoletana del 1700 (Fenesta vascia ’e padrona crudele, quanta suspire mm’haje fatto jettare!… Mm’arde stu core, comm’a na cannela, bella, quanno te sento annommenare! ) È una poesia che conserva questo topos dell’amore crudele che è nella tradizione dell’amore cortese. Appare la crudeltà della donna nel cantare la privazione.
L’uomo aspetta con ansia che si affacci dalla finestra la sua innamorata, ma lei non lo farà. Lacan dice che nell’amor cortese si tratta di sospendere, trattenere, si tratta di qualcosa che fare con i piaceri preliminari. Passa da un registro di privazione a quello del godimento che lui assimila a quello dei piaceri preliminari (come l’intenzione dell’impossibilità). Esempio della canzone napoletana, dove l’innamorato si aspetta l’apparizione della sua innamorata dalla finestra, ma soprattutto che lei lo riconosca ad esempio attraverso il saluto. Il saluto che sarebbe il riconoscimento dell’altro grande (A), cioè la donna, che nell’amor cortese è il dono supremo. Lacan ricorda che nell’erotica dell’amor cortese c’è tutta la descrizione di una serie di tappe che vanno dal saluto (piaceri preliminari) al bere, al parlare, dal bacio fino a quelle definite dall’epoca “le donne marcì”. Tali donne sotto Luigi XII erano supposte vergini e date in dono della mercede, del grazie, perché veniva concesso il dono della verginità, tutti gli altri erano piaceri preliminari.
Ancora un altro paradosso nell’amore. Lacan dice che alcuni dei testi più ascetici dell’amor cortese sono ispirati all’Ars Amandi di Ovidio anche se potrebbe sembrare che non ci sia paragone perché Ovidio era un robusto amatore e sapeva dove andare a cercare il godimento e il desiderio, senza aver bisogno di questa afflizione della privazione. Quello che resiste sono dei significanti, che passano da un sistema ad un altro da una forma d’amore ad un’altra, ma mutando completamente di significazione. Quindi l’amor cortese traduce la milizia vissuta da Ovidio nell’abbordare le signore con la milizia che vuol dire attesa, rinuncia, e che Lacan chiama “piaceri preliminari”. Questo sembra essere l’accostamento, perché altrimenti come si fa a capire perché Lacan ci dice che l’amor cortese si ispira per certi versi ad Ovidio aggiungendo poi che l’Ars Amandi è una guida ai bordelli di Roma? Come fanno a stare insieme le due cose?
Ho pensato che si trattasse di questo: ci sono dei significanti che vengono estratti dal testo di Ovidio che assumono, in un altro contesto, una nuova significazione. Quindi nell’etica si tratta di un sistema significante costruito in maniera artificiosa. E Lacan aggiunge: «È il fatto che siano una serie di significanti prima di essere significazioni che ha permesso a Breton di scrivere un testo come L’amor fou». Si tratta quindi di un sistema significante che ha una sua tenuta e che risponde ad una necessità interna all’amore. Sono significanti che restano e che cambiano significazione nelle diverse concezioni dell’amore.

Lacan usa questa lezione sull’etica per accostarsi alla relazione tra godimento e morte, presente nel IV seminario e, quando parla di costruzione artificiosa, intende che questa costruzione assomiglia ad un ordine del feudalesimo, cioè ad una visione del mondo, ad un modo di ordinarlo e di regolarlo. Quindi questo modo di pensare l’amore era qualcosa che supportava una visione del mondo medioevale, cioè riguardava un modo di costruire un ordine del mondo tra un uomo e una donna.
Lacan aggiunge che il feudalesimo non è una rettifica dell’amore divino, non è una contro-teoria dell’amore divino, ma ha mantenuto qualcosa di un ordine antico. Quello che noi sappiamo della classicità è filtrato, conservato dall’epoca feudale – come nel caso di Ovidio che ha scritto una nuova erotica, anche se ciò che ci è arrivato è molto diverso. Ma allo stesso tempo ci dice che non vede nessuna differenza tra l’omaggio dell’amor cortese alla Dama e quello di Catullo a Lesbia, quindi ci propone una serie di contaminazioni.

Catullo è più o meno contemporaneo di Ovidio. Catullo muore a soli 30 anni, prima dell’anno zero, cioè della nascita di Cristo, mentre Ovidio vive a cavallo fino al 17 d.C. Catullo ci propone il caso di Lesbia, che occupa un posto diverso rispetto alle Dame di Ovidio, ed è paradossale perché Lesbia è definita da Lacan quasi come una prostituta. Tuttavia Lesbia viene idealizzata da Catullo in maniera non molto dissimile da come fanno i poeti – si tratta quindi di una necessità interna all’amore. Dobbiamo pensare a Catullo come ad un poeta cortese? Lui muore nel 57 a.C. Questo dimostra che all’amore è necessario una radice di impossibile, quindi l’amore è l’amore cortese, mentre l’amore divino – quello che sostiene l’amore del prossimo – consiste nel svuotare l’amore del suo senso sessuale ed è questo che lo rende possibile. Pensiamo a quelle coppie che vanno d’accordo una volta che vengono meno i rapporti sessuali tra di loro.
In una coppia, finché c’è sessualità, le cose sono più complicate perché il loro rapporto non cessa di non scriversi. Lacan dice a proposito che è proprio questo il senso della lettera d’amore, “non cessa di scriversi”, ma solo fino a quando mantiene il suo senso. Questa difficoltà nel mantenere il senso d’impossibile, di mancato e di sessuale. Quando si esaurisce il senso sessuale, l’amore diventa un farsi compagnia.
L’amor cortese, nella sua sublimazione, mantiene vivo questo carattere di impossibile dell’amore a patto che non venga consumato. Non si tratta di compagnia, perché nell’amor cortese l’alterità è ben presente. La donna è Altra.

Per tornare al nodo borromeo e alla questione del nodo medio Lacan afferma che il fondamento del vero posto dell’amore sta nell’Immaginario preso come medio, mentre l’amore cristiano ha operato uno spostamento dell’amore che è venuto a prendere il posto del desiderio. Nell’amore cristiano abbiamo solo una posizione del desiderio, ovvero una facciata, è l’amore che ne prende il posto – e tutto ciò è stato possibile attraverso l’insegnamento del Cristo, attraverso il suo dire e non attraverso la sua passione che invece è la questione del significante. Nel dire di Cristo c’è una frase per capire come il Cristianesimo ha cacciato via il desiderio inconscio o per meglio dire l’inconscio in quanto desiderante: «imitate i gigli del campo che non tessono e non filano». Lacan, parlandone in Il rovescio della psicoanalisi a proposito del godimento, diceva “Cosa ne sappiamo infondo del godimento di una pianta. È un godimento di cui non sappiamo nulla, perché non c’è un sapere del godimento, perché se ci fosse sarebbe un sapere del godimento, sarebbe un sapere che sta in corpo e non è un sapere che possiamo né quantificare, né definire”. Lacan dice che i gigli del campo sono una metafora dell’inconscio e non è vero infatti che l’inconscio non tesse e non fila. Ciò è confermato dalle moderne scoperte scientifiche che permettono di affermare esattamente l’opposto.

L’amore cristiano è inteso come una denegazione dell’amore umano tra un uomo e una donna, sul desiderio e sulla sessualità, quindi senza questo sapere non sappiamo niente. Questa affermazione del Cristo “i gigli non fanno niente” significa denegare l’amore dell’inconscio che invece, dice Lacan, tesse e fila. Una denegazione del desiderio in quanto è la pasta di cui è fatto l’inconscio.
Lacan ci dice che l’amore cristiano è il rapporto del corpo con la morte: «Io do sempre al reale questo senso sommario della morte». Dopo il Cristianesimo quindi il sapere inconscio, quello tessuto e filato dai gigli del campo, viene denegato e con esso anche il desiderio che comanda. Il fatto di saperlo, non significa però che le cose possano essere rimesse al loro posto, cioè che il desiderio possa di nuovo prendere il posto dell’amore. L’amor cortese è come il mediumche permette l’ascesa dell’amore cristiano. Dal momento che l’amore cristiano fa il suo ingresso, il desiderio viene spinto altrove. «Il desiderio è stato spinto là dove il reale fa da medio tra il simbolico e l’Immaginario, là dove questo Reale è la morte».

Ma allora se il desiderio è stato spinto verso il Reale e la morte, ciò che abbiamo è il masochismo. Ma di che masochismo si tratta? Non quello contrapposto all’istinto di vita come pulsione di morte, ma il masochismo come perversione. Il masochismo come mezzo per unire il godimento e il corpo, vale a dire il Reale e l’Immaginario.

Io ho immaginato tutto ciò attraverso la pittura cristiana, ad esempio nella resa estatica alla sofferenza, alla mortificazione dei martiri. Tutto ciò è anche in accordo con l’affermazione di Lacan secondo cui la tentazione di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre è una “cosa sadica, cioè non potete fare la cosa più importante”.
Lacan ha così prodotto un terzo possibile annodamento: il Reale è la morte e l’anello medio, che viene al posto del desiderio, ed è tramite questo Reale del masochismo che possiamo avere l’annodamento tra il Simbolico (l’amore divino) e l’Immaginario.
La psicoanalisi è una teoria che si fonda sull’amore, non tratta questo buco del Reale del sapere inconscio come l’amore cristiano – in cui il reale chiude il sapere inconscio che è un sapere del desiderio. Allora come dobbiamo considerare la psicoanalisi? Non come una teoria sull’amore, sebbene lo sia anche. Ma soprattutto, su che tipo di amore o meglio a che tipo di amore essa può guidare? Perché il transfert che lega l’analista col paziente mantiene aperto questo buco del reale, ma in un certo senso è una forma d’amore.
Quindi da una lato, dice Lacan, l’amore è il rapporto del Reale con il sapere; da un altro, l’amore umano tenta di tappare questo buco prodotto dal reale. Nell’amore cristiano è invece il masochismo che si mette, in quanto Reale, al posto di questo buco. Nell’amore che accompagna una cura, questo buco rimane aperto. L’amore dell’analista comprende questo prendersi cura del suo paziente, un prendersi cura di, che è vicino all’amore.