08 Apr Riletture sugli studi sull’isteria – di Michela Marino
Nel periodo che va dal 13 ottobre del 1885 al 2 febbraio del 1886 Freud si dedica all’esperienza clinica presso la struttura francese della Salpetrière dove Charcot stava studiando le manifestazioni cliniche di alcune pazienti ricoverate per disturbi nervosi. E’ un periodo questo, in cui la psichiatria si comincia a sviluppare su un terreno a forte essenza neurologica. Pochi anni dopo questa esperienza, nel 1888, Freud prova a definire, nel Dizionario medico curato da A. Villaret, il termine Isteria e scrive: “L’isteria è una nevrosi nel più stretto senso del termine; non soltanto, cioè, in questa malattia non si è incontrata alcuna alterazione percepibile del sistema nervoso, ma neppure ci si deve aspettare che tali alterazioni possano essere dimostrate grazie ad un raffinamento delle tecniche anatomiche. L’isteria si fonda esclusivamente su modificazioni fisiologiche del sistema nervoso e se ne dovrebbe definire l’essenza con una formula che tenesse conto delle condizioni di eccitabilità nelle diverse parti del sistema nervoso stesso[i]”.
Aggiunge successivamente, nello stesso dizionario, poche pagine più in là, che: “Si deve forse insistere ulteriormente sul fatto che nell’isteria (come in tutte le nevrosi) è accentuato l’influsso dei processi psichici su quelli somatici, e che nell’isteria c’è un sovrappiù di eccitamento nel sistema nervoso, che a volte si manifesta con effetto inibitorio, altre volte con effetto eccitante, spostandosi con grande facilità. L’isteria va considerata come uno status, una diatesi nevrotica,che produce di quando in quando degli accessi. L’eziologia dello status istericus va cercata esclusivamente nell’eredità: gli isterici sono sempre ereditariamente predisposti a disturbi dell’attività nervosa, e fra i loro parenti si trovano epilettici, psicotici, tabetici, e via dicendo[ii]”.
Dunque Freud utilizza i termini come eccitabilità, modificazioni fisiologiche, sovrappiù di eccitamento, quasi a sottolineare una dimensione “attiva” dell’isteria, dice anche però che l’isteria va considera come uno status,una diatesi, una predisposizione dell’organismo, e ciò può rimandare ad una dimensione “strutturale”, a qualche cosa che è strutturato, costante e che produce (questo status, questo modo di essere strutturati) degli accessicosì tradotto nell’edizione italiana. La vicinanza iniziale a Charcot lo porta a scrivere che, l’eziologia di questo status va cercata esclusivamente nell’eredità. Parla di predisposizione ereditaria ai disturbi dell’attività nervosa. Eredità. Anche nella clinica più attuale si parla di eredità, spesso si chiede ai pazienti che arrivano in consultazione, se ci sono altri casi in famiglia con medesimi problemi, le ricerche attuali sui disturbi mentali hanno tutte una voce su l’ereditarietà della malattia, ma che voleva dire per Freud essere ereditariamente predisposti? A questo proposito, in una delle note della traduzione delle lezioni del martedì di Charcot, edita tra il 1892 e il 1894, quando Charcot afferma che l’ereditarietà è la vera causa degli attacchi isterici, nonché di sintomi come agorafobia e vertigini, Freud scrive: “Io qui mi permetto di contraddirlo.
La causa più frequente dell’agorafobia e così pure delle altre fobie non risiede nell’ereditarietà ma in anomalie della vita sessuale. Si può anche specificare il tipo di abuso della funzione sessuale di cui si tratta. Queste nevropatie possono in una qualsiasi misura essere acquisite, e naturalmente in chi vi è ereditariamente predisposto esse, a parità di eziologia si manifestano in modo più intenso[iii]”. Allora ereditarietà e anomalie della vita sessuale, abuso della funzione sessuale. Dall’etimologia della parola, ereditarietà, ha a che fare con qualche cosa che si tras-mette da una persona ad un’altra, così come l’erede è appunto: “colui che acquista, a causa di morte di un’altra persona, la totalità o parte del patrimonio di questa[iv]”.
A questo proposito si potrebbe sollevare la questione su che cosa l’isterica acquista in una relazione parentale, e come avviene il definirsi di ciò che Lacan ha poi chiamato struttura isterica, in altri termini si potrebbe anche dire: cosa si va strutturando e perché in quel modo specifico? Lacan nel suo seminario Il rovescio della psicoanalisi introduce una vera e propria forma di discorso che definisce “discorso dell’isterica” e se quando si parla di struttura si parla di struttura di discorso, ci si potrebbe chiedere come l’isterica organizza il suo discorso in riferimento a ciò che “eredita” o che pensa di “ereditare”? Questa parola eredità può avere a che fare con la castrazione? Ed ancora, quale legame tra ciò che Freud chiama funzione sessuale ed ereditarietà? Questi alcuni interrogativi a partire da una delle prime definizioni che Freud dà dell’isteria.
Ciò che mi sembra interessante rilevare in questa prima fase che precede lo scritto degli Studi su l’isteria, è per altro, questo continuo muoversi di Freud tra lo status istericus (che mi sembra vicino a ciò che Lacan chiamerà struttura isterica) e l’attacco isterico. Forse, si potrebbe anche dire tra una struttura isterica e una dimensione di emergenza (nei termini di qualche cosa che emerge, talvolta in modo rapido e inaspettato) dell’isteria, nonché l’attenzione a questo aspetto di una predisposizione ereditaria che evidentemente coinvolge entrambe.
A partire dall’attacco isterico Freud prosegue nell’approfondimento di alcuni elementi che saranno poi peculiari nella sua teoria. Sempre in una nota alle lezioni del martedì di Charcot, riprende la descrizione di Charcot dell’attacco isterico e scrive: “Io ho cercato di affrontare il problema dell’attacco isterico in modo non descrittivo, e attraverso l’esame di isterici in condizione ipnotica sono giunto a nuovi risultati che voglio qui in parte comunicare: il nucleo dell’attacco isterico, in qualunque forma esso insorga, è un ricordo, il rivivere in modo allucinatorio una scena molto significativa per l’insorgere della malattia. Contenuto del ricordo è, di solito, o il trauma psichico che per la sua intensità era atto a provocare l’insorgere dell’isteria nel malato, oppure l’evento che, per essere accorso in un determinato momento, si è trasformato in trauma[v]”.
Nel primo capitolo degli Studi su l’isteria, nella comunicazione preliminare scritta insieme a Breuer, Freud si sofferma molto su questo rapporto tra il trauma ed il ricordo del trauma, quasi una necessità affinché si possa parlare d’isteria, sottolineando l’importanza di un evento o di qualche cosa che ha agito come trauma e definendo il trauma come una situazione affettiva di angoscia di vergogna di dolore psichico. Un modo di parlare dell’isteria è in riferimento al fatto che sia avvenuto qualche cosa che ha assunto la qualità di trauma per la persona, che ha funzionato come traumatico ed il ricordo di ciò, si ripropone attraverso espressioni sintomatologiche proprie dell’attacco isterico già definito da Charcot. L’emergere del ricordo avviene laddove non c’è stata una “reazione” all’evento traumatico, scrive Freud: “Se tale reazione avviene in misura sufficiente, una grande parte dell’affetto scompare, il nostro linguaggio conferma questo fatto di osservazione quotidiana mediante le espressioni ’scaricare il rancore’, ’sfogarsi con il pianto’ e simili. Se la reazione viene repressa, l’affetto rimane legato al ricordo” [vi].
Sembra un modo di pensare alla persona in termini fisiologici, quasi energetici: laddove non è avvenuta una reazione al trauma, laddove “le rappresentazioni divenute patogene si conservano così fresche e robuste di affetti perché è loro negata la normale usura attraverso l’abreazione[vii]” il ricordo permane e si ripropone attraverso particolari forme sintomatologiche. Freud distingue due condizioni per le quali non avviene una reazione al trauma: una prima, si verifica quando la natura del trauma esclude una reazione, porta l’esempio della perdita apparentemente insostituibile di una persona amata, o di condizioni sociali che non consentono una reazione, o quando si tratta di cose che vengono intenzionalmente rimosse dal pensiero cosciente, inibite, represse. Una seconda condizione è attinente invece non al contenuto del ricordo, quanto più allo stato psichico del malato.
Accanto a questa proposta, aggiunge che il ricordo del trauma agente, non è rintracciabile nella normale memoria del malato, bensì nella sua memoria quando è in stato ipnoide e studiando gli stati ipnoidi comincia a pensare che: “quella scissione della coscienza così sorprendente nei noti casi classici di double conscience (coscienza doppia), esiste in stato rudimentale in ogni isteria, e che la tendenza a tale dissociazione e quindi al manifestarsi di stati anormali della coscienza, che chiameremo congiuntamente ipnoidi, è il fenomeno basilare di tali nevrosi”. “…base e condizione dell’isteria è l’esistenza di stati ipnoidi. Questi stati ipnoidi, per quanto diversi possano essere, concordano tutti tra loro e con l’ipnosi in un punto: le rappresentazioni in essi affioranti sono molto intense, ma sono tagliate fuori dai rapporti associativi con il rimanente contenuto della coscienza”. Dunque, questi stati ipnoidi esistono prima della malattia manifesta e vanno a costituire quel terreno sul quale si impianta il ricordo patogeno con i suoi fenomeni somatici seguenti. Questo è ciò che Freud chiama isteria per predisposizione, ritornando probabilmente sull’ipotesi dello status istericus su qualche cosa che è già disposto, ed accanto alla quale parla poi d’isteria psichicamente acquisita.Scrive infatti: “Dalle nostre osservazioni tuttavia emerge che un trauma grave (come quello della nevrosi traumatica) o una repressione faticosa (per esempio dell’emozione sessuale) possono produrre anche nell’uomo, per il resto libero, una eliminazione di gruppi di rappresentazioni; e questo sarebbe il meccanismo dell’isteria psichicamente acquisita. Fra gli estremi costituiti da queste due forme si deve ammettere l’esistenza di una serie di forme in cui la facilità della dissociazionenell’individuo colpito e l’entità affettiva del trauma variano in sensi opposti[viii]”.
Di cosa si tratta quando Freud parla di stato ipnoide? Di doppia coscienza? Sembra che ci sia qualche cosa che si divide e si crea uno stato che si chiamerà cosciente ed uno ipnoide. Quasi si potrebbe dire uno stato cosciente ed uno inconscio, così come ciò potrebbe rimandare a qualche cosa che produce divisione creando uno “stato superficiale” e qualche cosa che sfugge continuamente a questo stato superficiale ma che prova ad emergere attraverso ad esempio, la produzione significante. Di questo stato ipnoide Freud scrive, sempre nella Comunicazione preliminare: “Non sappiamo dire nulla di nuovo circa l’origine degli stati ipnoidi predisponenti. Essi si sviluppano frequentemente, così ci sembra di poter presumere, dal “sognare ad occhi aperti”, tanto frequente anche nelle persone sane, e a cui inducono ad esempio facilmente i lavori femminili. Perché le associazioni patologiche che si producono in tali stati siano così solide e influenzino i fenomeni somatici in modo tanto più intenso di quanto accade per le rappresentazioni comuni, è un problema che coincide con quello dell’efficacia delle suggestioni ipnotiche[ix]”. Dunque è su questi stati, su questo fondo, di cui Freud non aggiunge altro, almeno in queste pagine, che si va ad impiantare il ricordo di qualche cosa che è vissuto come trauma e che agisce nel tempo creando affetto traumatico laddove non ab-reagito. Da qui si sviluppa l’ipotesi di una cura volta alla possibilità di creare “reazione” al vissuto traumatico e a questo proposito Freud scrive: “Si comprende ora come il metodo di psicoterapia da noi esposto possa guarire. Esso elimina l’efficienza della rappresentazione non abreagita, in quanto consente al suo affetto incapsulato di sfociare nel discorso; e la conduce alla correzione associativa traendola nella coscienza normale (nell’ipnosi leggera) o annullandola mediante suggestione del medico, così come accade nel sonnambulismo con amnesia[x]”. In questi anni Freud lavora attraverso il metodo dell’ipnosi e sta maturando l’utilizzo del solo metodo delle libere associazioni che userà nel caso della signorina Elisabeth Von R che risale al 1892. Chiude questo discorso sulla cura dicendo che il vantaggio terapeutico dell’ipnosi è sicuramente notevole ma che: “naturalmente non guariamo l’isteria in quanto predisposizione, né possiamo agire contro il ritorno degli stati ipnoidi. Durante lo stadio produttivo di un’isteria acuta, inoltre, il nostro procedimento non può impedire che i fenomeni faticosamente eliminati vengano tosto sostituiti da nuovi fenomeni. Se però questo stato acuto è terminato e ne permangono i residui sotto forma di attacchi e di sintomi isterici permanenti, il nostro metodo li elimina spesso e per sempre, perché è un metodo radicale; ci sembra che in ciò esso superi di gran lunga l’efficacia dell’annullamento suggestivo diretto quale viene esercitato attualmente dagli psicoterapeuti[xi]”.
Dentro queste riflessioni, Freud lavora il caso di Anna O., un caso inizialmente seguito da Breuer e di cui entrambe scrivono. Anna O., sviluppa la sua malattia all’età di ventuno anni quando nel luglio del 1880 il padre si era ammalato gravemente di un ascesso subpleurale. Una notte, aspettando l’arrivo del medico per l’operazione chirurgica, mentre sedeva al letto del padre per assisterlo, con il braccio destro appoggiato sullo schienale di una sedia, cadde in uno stato di dormiveglia e vide una biscia nera strisciare dalla parete avvicinandosi al padre per morderlo. Voleva respingere la biscia ma sentì il suo braccio addormentato, come paralizzato e nell’osservarlo vide le sue dita trasformarsi in serpentelli con tanti teschi. Quando la biscia scomparve, nel suo terrore cercò di pregare ma non riusciva a parlare nessuna lingua, finché trovò un versetto infantile con il quale riuscì a parlare e pregare. Da questo momento, ogni qual volta incontrava degli oggetti assomiglianti ad una serpe le si riproponeva l’allucinazione e contemporaneamente la contrattura al braccio destro. Contrattura che si andò a stabilizzare nel tempo, oltre all’insorgere di altri sintomi che procurarono l’allontanamento della paziente dal padre malato. L’incontro con Breuer avvenne quando la paziente sviluppò una tosse molto intensa, “una tipica tosse nervosa”[xii]. Successivamente si manifestò uno strabismo convergente, disturbi della vista difficilmente analizzabili, paresi dei muscoli anteriori del collo, contrattura anche dell’arto inferiore destro nonché dell’arto inferiore e superiore sinistro. Scrive Freud: “In questo stato io presi in cura la paziente e potei ben presto rendermi conto della grave alterazione psichica. Vi erano due stati di coscienza del tutto distinti, che spesso e repentinamente si alternavano e che nel corso della malattia si venivano sempre più nettamente separando. In uno stato, la paziente conosceva ciò che la circondava, era triste e angosciata, ma relativamente normale; nell’altro stato allucinava, era cattiva, vale a dire imprecava, buttava i cuscini addosso alle persone (quando e nella misura in cui la contrattura glielo permetteva) e con le dita rimaste mobili strappava i bottoni dalla biancheria da letto e personale, o faceva altre cose del genere[xiii]”.
La paziente durante il giorno, particolarmente al mattino, si dimostrava incapace di ragionare, preda delle sue allucinazioni, nel pomeriggio veniva colta da una sonnolenza molto forte che verso il tramonto si trasformava in uno stato di sonno più profondo che descriveva con il termine clouds. In questo momento si lamentava spesso di qualche cosa che la tormentava, ripetendo ad occhi chiusi questo verbo all’infinito e durante la notte sembrava mantenere uno stato “del tutto ragionevole”[xiv], mettendosi a lavorare, disegnare o scrivere. Quando il suo stato psichico andò peggiorando e si manifestarono intensi impulsi al suicidio, venne portata, contro la sua volontà, in una casa in campagna nelle vicinanze di Vienna. Da questo momento il medico la incontrò ogni tre giorni, utilizzando il metodo dell’ipnosi dentro lo stato che lei chiamava clouds e da lì consentendo la produzione di un discorso. Scrive Freud a questo proposito: “Giungevo di sera, quando sapevo che essa era nella sua ipnosi, e la liberavo di tutta la provvista di fantasmiche aveva accumulato dopo la mia precedente visita. Ed era necessario che questa liberazione fosse completa per ottenere un buon risultato. Allora essa era del tutto calma, e il giorno seguente era gentile, mansueta, diligente e perfino serena; ma il giorno dopo sempre più lunatica, ribelle, sgradevole, e il terzo giorno la situazione peggiorava ancora. In tale stato d’animo, sia pure nell’ipnosi, non era sempre facile indurla a sfogarsi con il discorso, procedura questa, per la quale essa aveva trovato il termine felice e serio di talking cure (in inglese cura parlata) e quello umoristico di chimney-sweeping (spazzare il camino). Ella sapeva che dopo aver parlato avrebbe perduto tutta la sua ’energia’ e ribellione, e quando (dopo intervalli prolungati) era di cattivo umore, rifiutava di parlare e io la dovevo costringere con insistenze e suppliche e con taluni artifici, come quello di pronunciare una formula introduttiva stereotipata dei suoi racconti. Sempre però parlava soltanto dopo che, avendo tastato accuratamente le mie mani, si era convinta della mia identità[xv]”.
Freud parla dell’uso del parlare come di qualche cosa che produce liberazione, usa il termine sfogarsi, con il discorso, richiamando ancora un modello “energetico-fisiologico” della mente, ci deve essere qualche cosa che va ab-reagito scriveva nella comunicazione preliminare agli Studi sull’isteria. Il detto come reazione all’evento traumatico, come un agire contro al trauma. Una reazione che si va a collocare in uno stato che Freud chiama di ipnosi, o di coscienza seconda o ancora di assenza, le assenze, ed è proprio nelle assenze che stimola la produzione di discorso. Aggiunge a tale proposito: “I due stati della coscienza, che sussistevano in alternanza,-sempre in modo che, iniziando dal mattino e col progredire del giorno, le assenze, vale a dire le manifestazioni della condition seconde, si facevano viepiù frequenti fino a dominare esclusivamente la sera,- questi due stati non differivano soltanto, come in passato, per il fatto che in uno stato (il primo) essa era normale e nel secondo era alienata; bensì viveva nel primo stato come tutti noi nell’inverno 1881-82, nel secondo stato invece, nell’inverno 1880-81, avendo dimenticato completamente tutte le cose accadute dopo. Solo del fatto che il padre fosse morto sembrava avere sempre piena coscienza.[xvi]”.
Durante l’ipnosi dunque, raccontava e riviveva episodi dell’anno passato, anno in cui si è sviluppata la malattia, episodi in stretto rapporto con i sintomi che manifestava e sembra che il riportare al medico l’evento attraverso il quale si è poi costruito il sintomo, conduceva alla scomparsa del sintomo stesso. Si avverte come ad un certo punto del suo lavoro ci sia un orientarsi di Freud al momento, all’evento primo che ha poi scatenato il sintomo, le sue ipnosi si infittiscono, per far parlare la paziente orientato alla ricerca dell’evento, fino però ad un certo limite, scrive infatti: “Risultò assolutamente impraticabile accorciare il lavoro cercando di evocare direttamente nella sua memoria la prima causa dei sintomi. Non la trovava, si confondeva, e le cose andavano ancor più a rilento che quando la si lasciava dipanare tranquillamente ma sicuramente a ritroso la matassa. Tuttavia, siccome nell’ipnosi serale si procedeva con troppa lentezza, perché la malata era affaticata e distratta dallo ’sfogo’ delle altre due serie, e certamente anche perché i ricordi avevano bisogno di tempo per svilupparsi con piena vivezza, si andò elaborando il seguente metodo. Io andavo a trovarla al mattino, la ipnotizzavo (si erano trovati empiricamente alcuni metodi d’ipnosi molto semplici) e poi la interrogavo, concentrandone i pensieri sul sintomo appena trattato, sulle occasioni in cui si era manifestato. La paziente allora descriveva in rapida sequenza con brevi parole caratterizzanti queste circostanze esteriori che io annotavo. Nell’ipnosi serale poi, aiutata dalla successione annotata, raccontava compiutamente i fatti[xvii]”. Si sente un Freud che va cercando, che propone alla paziente di recuperare degli eventi, si parla di fatti, di fatti raccontati compiutamente che aprono la strada della cura. Un Freud che si avvale dell’ipnosi per lavorare con lo stato ipnoide, con le assenze, farle parlare orientandosi al ricercare degli eventi. Eventi scatenanti.
Dalla lettura di questo caso, molto interessanti risultano i riferimenti alla relazione della paziente con il medico. Si parla di un periodo in cui la paziente sembrava riconoscere solo il medico e solo da lui si lasciava imboccare, parlava sotto ipnosi solo dopo aver toccato le mani del medico per accertarsi che fosse lui. Così anche nel caso di Emmy Von N., quello che Freud definisce come il primo caso con il quale ha utilizzato il metodo terapeutico “dell’esplorazione sotto ipnosi[xviii]”, si coglie un particolare rapporto che il medico va costruendo con la paziente. Emmy Von N. era una signora di circa quarant’anni che Freud seguì dal 1889 e di cui trascrive giornalmente i primi diciotto incontri di cura, costituiti da bagni caldi e massaggio in due riprese e suggestione ipnotica. Questa paziente sviluppa la sua malattia isterica a partire dalla morte del marito avvenuta d’improvviso mentre faceva colazione leggendo un giornale seduto ad un tavolo posto davanti ad un letto dove giacevano la figlia minore ammalata e la moglie che assisteva la bambina. Sembra che il marito si fosse alzato guardandola in un modo assai strano, avesse fatto alcuni passi e fosse poi caduto sul pavimento morto. Questo evento e l’educazione delle sue due figlie spesso malate e affette da disturbi nervosi, sembrano essere ciò che lei attribuisce all’evolversi della sua malattia. Scrive Freud a proposito di un ipnosi avvenuta al dodicesimo giorno di cura : “’Quando lo hanno portato fuori, non potevo credere che fosse morto’ (dunque parla di nuovo del marito, e riconosco ora che il suo malumore proviene dalla sofferenza connessa alla prosecuzione di questa storia rimasta interrotta). E poi, per tre anni, ella ha odiato la figlia dicendo sempre a sé stessa che avrebbe potuto curare e far guarire il marito se non fosse stata a letto per colpa della bambina. E poi dopo la morte del marito non aveva avuto che mortificazioni e agitazioni[xix]”. I sintomi che la caratterizzano sono diversi. Particolarmente ripete in alcune situazioni, con voce angosciata e contraendo il volto in un’espressione di orrore e ripugnanza e tendendo la mano verso l’interlocutore, mentre contrae le dita:”Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi[xx]”.Accanto a ciò, il suo discorso è spesso interrotto da una specie di tic, da un movimento che lei fa con la lingua e che inserisce nel fluire della frase, come ad interromperla. Freud scrive a questo proposito in base al racconto della paziente: “il tic lo avrebbe da cinque anni, da quando una volta era seduta al capezzale della figlia più giovane, molto malata, e aveva voluto stare assolutamente zitta[xxi]”, aggiunge poi scrivendo la frase della paziente: “Ritorna ogni volta che mi angoscio o mi spavento[xxii]”.Presenta anche una balbuzie che successivamente, in stato d’ipnosi, racconta di aver sviluppato in seguito ad un particolare episodio, quando si è detta, in preda ad uno spavento di non urlare altrimenti avrebbe peggiorato la situazione. Si lamenta poi di un senso di freddo e di dolori alla gamba destra e manifesta spesso spavento ed orrore attraverso contrazioni muscolari degli arti e del volto. Durante gli stati d’ipnosi, racconta numerosi episodi del suo passato in cui è stata a contatto sia con la malattia nervosa che con la morte. Parla infatti spesso del manicomio e della paura che ha in proposito. Racconta di una sua cugina che fu portata in manicomio, della padrona di una governante, nonché di sua madre, e quando ne parla sembra che riveda davanti a sé alcune scene e comincia a torcere le mani come avesse un crampo, per l’orrore. La madre, quando lei aveva diciannove anni morì e lei la vide morta con il volto contratto. Ebbe numerosi fratelli, molti dei quali morirono ed alla cui morte è stata presente.
Manifesta inoltre, orrore e spavento verso gli animali che va riconducendo ad alcuni “scherzi” fatti dai fratelli quando lei era piccola ed in particolar modo si spaventa di quando qualcuno entra improvvisamente nella sua stanza o senza bussare. Questo caso, come Anna O., ripropone alcune sintomatologie somatiche e “discorsive” che cominciano a diventare proprie dell’isteria, qui le contratture e le paralisi sembrano meno marcate, l’aspetto di conversione somatica ci dice Freud è più modesto che in Anna O. ed afferma che l’eccitamento psichico originario resta prevalentemente nel campo psichico più che convertirsi in ambito somatico. Ambito somatico nel quale la paralisi e la contrattura, sono per Freud causate dall’inaccessibilità della sfera delle rappresentazioni a nuove associazioni, inaccessibilità associativa che dipende dal fatto che la rappresentazione dell’arto paralizzato si trova inserita nel ricordo, carico di un affetto non liquidato, del trauma. E’ dunque sempre l’affetto legato al ricordo di un’esperienza vissuta come traumatica che viene “contratto” in un’impossibilità ad esprimersi tramite le parole e che successivamente troverà con Freud possibilità d’espressione proprio tramite le parole. A questo proposito è molto interessante la metodologia che Freud comincia a sviluppare. Anche qui ci sono dei momenti nel testo, in cui Freud tramite il metodo dell’ipnosi va a cercare qualche cosa, il primo evento, l’origine…del sintomo, il trauma ed in modo alquanto curioso, incontra una paziente che propone di esser lasciata raccontare.
Scrive Freud: “Credo che i dolori di stomaco accompagnassero in lei ogni attacco di zoopsia. La sua risposta abbastanza reticente è di non saperlo. E avendola io incaricata di ricordarsene per il giorno dopo, in modo decisamente secco mi dice di non domandarle sempre da dove vengano questo e quello, ma di lasciarla raccontare quel che ha da dirmi[xxiii]”.Emmy Von N. sembra infatti proporre a Freud un interesse nel lasciarsi parlare e propone ciò anche al di fuori dell’ipnosi, scrive sempre Freud: “Così, ogni volta, già durante il massaggio, la mia influenza agisce: essa diventa più calma e più lucida e trova anche senza interrogazione ipnotica i motivi del suo occasionale malumore. Anche la conversazione che ha con me durante il massaggio non è tanto vacua quanto sembra; contiene anzi, la riproduzione pressoché completa dei ricordi e delle nuove impressioni che hanno influito su di lei dopo il nostro ultimo colloquio, e spesso, in modo del tutto inatteso, sfocia in reminiscenze patogene, di cui si libera parlandone senza esserne richiesta. E’ come se si fosse appropriata del mio procedimento, utilizzando la conversazione apparentemente spontanea e guidata dal caso, quale complemento dell’ipnosi[xxiv]” aggiunge in seguito che la conversazione che precede l’ipnosi va acquistando sempre maggiore importanza. Dunque la ricerca di chi ascolta, l’esigenza di rintracciare l’origine, l’evento scatenante, e forse per un altro verso, il trovare, sospendendo l’esigenza di avere l’evento scatenante da inquadrare, da collocare ed attraverso il quale collocare i sintomi. Freud chiude questo caso scrivendo in modo anche molto poetico: “Io combattevo, come si usa nella psicoterapia ipnotica, le rappresentazioni morbose per mezzo di assicurazioni, divieti, introduzione di rappresentazioni opposte di ogni specie, ma non mi accontentavo di questo; cercavo invece la storia della formazione dei singoli sintomi, allo scopo di poter combattere i presupposti sui quali le idee morbose erano costruite. Durante tali analisi, accadeva poi regolarmente che la paziente con i segni della più violenta agitazione parlasse di cose il cui affetto aveva finora trovato scarico soltanto come espressione di moti d’animo. Quanta parte del successo terapeutico ogni volta raggiunto spetti a questa suggestione di eliminazione in statu nascendi, e quanta invece alla liquidazione dell’affetto mediante ab-reazione, non posso dire, perché ho fatto agire insieme entrambe i momenti terapeutici. Questo caso non può dunque essere utilizzato per una dimostrazione rigorosa dell’efficacia terapeutica del metodo catartico; devo però dire che furono eliminati veramente in modo stabile solo quei sintomi morbosi per i quali avevo eseguito l’analisi psichica[xxv]”.
La lettura di questi casi, consente di rintracciare lo studio che Freud sta facendo di alcuni sintomi somatici che s’inseriscono nella storia di queste pazienti, nonché il suo continuo lavoro nello strutturare un metodo che s’intreccia con i sintomi e le storie che incontra. Definire l’isteria è allo stesso tempo definire una metodologia analitica che consente di poter lavorare con questi sintomi. E’ con il caso di Miss Lucy R., che si può ben leggere come gli studi sull’isteria siano studi d’individuazione e formulazione di un metodo; dal lavoro con queste pazienti infatti, si coglie la continua formulazione e messa in atto di un metodo che trae le sue origini a partire dall’interesse per un sintomo o un insieme di sintomi e per il disagio che essi creano nell’individuo che ne è portatore. Miss Lucy R., viene presa in cura da Freud verso la fine del 1892, all’età di circa trent’anni. Soffriva di riniti e aveva completamente perso la percezione olfattiva, sentiva però delle “impressioni olfattive soggettive”[xxvi]che la perseguitavano, si lamentava spesso di avere la testa pesante, di essere incapace di lavorare, di essere molto stanca e senza appetito. Lavorava come istitutrice nella casa di un direttore di fabbrica nella periferia di Vienna occupandosi delle due figlie del direttore in seguito alla morte della madre delle due bambine. Freud scrive che con questa paziente dovette rinunciare all’ipnosi perché non riusciva a farla divenire sonnambula. Racconta che dopo tre tentativi, quando il paziente non diventava sonnambulo, non possedeva più alcun mezzo per renderlo tale. Scrive: “La percentuale dei sonnambuli rimase per la mia esperienza di gran lunga al di sotto di quella indicata da Bernheim. Così mi trovai davanti a un bivio: o abbandonare il metodo catartico nella maggior parte dei casi che sembravano richiederlo, o fare il tentativo di esercitare quel metodo al di fuori del sonnambulismo in caso di leggero o anche dubbio influenzamento ipnotico. …Perdetti ben presto l’abitudine di effettuare le prove destinate a stabilire il grado dell’ipnosi, perché in tutta una serie di casi esse attivavano la resistenza dei pazienti guastandomi la fiducia che mi era necessaria per il lavoro psichico più importante. (resistenza del paziente a mettersi in stato di sonnambulismo o d’ipnosi. Freud stava ripensando questo uso dell’ipnosi per consentire alle pazienti di poter parlare, nell’idea che per poter parlare e recuperare alcuni ricordi la paziente doveva esser messa in uno stato di allargamento sonnambulico della memoria che definisce anche come un allargamento della coscienza) …Quando dunque il primo tentativo non produceva sonnambulismo o un grado di ipnosi con ben chiari mutamenti somatici, io apparentemente rinunciavo all’ipnosi, chiedevo soltanto ’concentrazione’ e ordinavo la posizione supina e la chiusura volontaria degli occhi quale semplice mezzo per raggiungere questa ’concentrazione’”[xxvii].
Freud parla dell’ipnosi che alterna a chiamare sonnambulismo come di una possibilità di allargamento della memoria attraverso la quale si recuperano dei ricordi, quei ricordi patogeni ai quali si legano come simboli, le sensazioni affettive manifestate dalle pazienti isteriche. E’ in questo momento che ripensa questo allargamento sonnambulico della memoriae ricorre all’uso della pressione delle mani (sperimentato negli anni di lavoro con Bernheim). Scrive ancora:”Questo modo di allargare la coscienza apparentemente ristretta era certo faticoso molto più, almeno, dell’interrogazione nel sonnambulismo, ma esso mi rendeva comunque indipendente dal sonnambulismo e mi permise di comprendere i motivi che spesso sono decisivi per la ’dimenticanza’ dei ricordi. Posso affermare che questo dimenticare è spesso intenzionale e desiderato. Ed esso è sempre solo apparentemente riuscito”[xxviii]. Attraverso l’uso della pressione delle mani e questo stato di concentrazione che propone alla paziente, Freud comincia a lavorare con Miss Lucy R. alla ricerca dell’origine delle sue allucinazioni olfattive. Riconduce infatti la paziente a ritrovare la prima volta in cui ha sentito gli odori che continuano a presentarsi, l’odore di dolce bruciato e successivamente dirà la paziente, di fumo di sigaro. Quanto all’odore di dolce bruciato, la paziente ricorda di un momento vissuto in casa con le bambine quando, mentre stavano facendo un dolce, ricevette una lettera inviatale dalla madre due giorni prima del suo compleanno. Le bambine le tolsero subito la lettera dalle mani dicendole che l’avrebbe dovuta aprire nel giorno del suo compleanno. La paziente racconta poi che in quei giorni stava pensando di partire per andare dalla madre poiché non riusciva più a stare in casa con la governante e la francese che percepiva coalizzate contro di lei. Aveva però promesso alla madre delle bambine (lontana parente di sua madre), che in seguito alla sua morte si sarebbe occupata delle sue figlie.
A questo proposito Freud parla di conflitto degli affetti e ci dice che questo conflitto ha elevato a trauma questo momento e simbolo del trauma rimane per questa donna la percezione olfattiva, percezione a partire dalla quale è stato possibile recuperare una rappresentazione rimossa. Scrive Freud: “Ora io sapevo già dall’analisi di casi consimili che quando l’isteria rappresenta un’acquisizione nuova, è indispensabile una condizione psichica, e cioè che una rappresentazione sia intenzionalmente rimossa dalla coscienza, restando esclusa dall’elaborazione associativa. In questa rimozione intenzionale io ravviso anche il motivo della conversione, parziale o totale che sia, della somma di eccitamento. La somma di eccitamento esclusa dall’eccitazione psichica trova così tanto più facilmente la via erronea per una innervazione somatica. Causa della rimozione stessa può essere soltanto un’impressione spiacevole, l’incompatibilità dell’unica idea da rimuovere con l’insieme delle rappresentazioni dominanti dell’Io. La rappresentazione rimossa però si vendica diventando patogena”[xxix]. Producendo questo stato di concentrazione, aiutato dalla pressione delle mani sulla testa della paziente, Freud “continua a cercare” quel qualche cosa che presuppone, ascoltando la paziente, rimosso, incompatibile con le rappresentazioni dominanti dell’Io. La paziente comunica poi di questa sensazione continua di sentire odore di fumo di sigaro (fumato solitamente in casa dal padre delle bambine) e racconta di una scena in cui il padre delle bambine l’aveva rimproverata poiché una signora amica ospite da loro, nel salutare le bambine le aveva baciate sulla bocca. Il signore le aveva detto che sarebbe stata responsabile se qualcuno avesse baciato le bambine sulla bocca e che fosse stato suo compito non permetterlo altrimenti avrebbe affidato l’educazione delle bambine ad altre persone. Questa situazione si verificò nuovamente quando un amico venne in casa e salutò le bambine baciandole ed il padre intervenne urlando dicendo: “non si baciano le bambine”[xxx]. In quel momento, scrive Freud del discorso di Miss Lucy R.: “Sento una fitta al cuore, e dato che i signori stanno già fumando, mi resta nella memoria il fumo dei sigari”[xxxi]. La paziente riferirà, sollecitata da alcune domande di Freud di aver avuto dei sentimenti nei confronti del direttore e che si vergognava di ciò pensando soprattutto a quello che potevano pensare gli altri membri della casa, per questo, quando Freud le chiese perché non le avesse riferito di questo sentimento, lei rispose: “Non lo sapevo, o meglio non lo volevo sapere, volevo togliermelo dalla testa, non pensarci mai più, e credo anche di esserci riuscita in quest’ultimo tempo”[xxxii]. Con questo caso che Freud chiama d’isteria acquisita differenziandola da quella che chiama isteria psichicamente ereditata, sembrano definirsi alcuni concetti e meccanismi implicati in ciò che si viene a definire come isteria. In primo luogo la parola rimozione, sostenuta da quella di incompatibilità che l’autore utilizza spesso. C’è per Freud, un’incompatibilità tra l’Io e una rappresentazione che ad esso si presenti. Rappresentazione che, poiché incompatibile con l’Io e produttrice dunque di eccitamento, deve essere rimossa dallo stato cosciente dell’Io. Ciò non vuol dire che la rappresentazione venga annullata, bensì che viene “sospinta nell’inconscio”[xxxiii] formando così un gruppo psichico distinto e apparentemente isolato dall’Io.
Altro meccanismo che individua e definisce in questo momento è quello di conversione. L’eccitamento determinato dall’incompatibilità viene convertito in un’innervazione corporea, si potrebbe dire che trova nel corpo una sua via di espressione. Questa innervazione corporea, costituisce per Freud il “modo isterico della difesa” dall’incompatibilità. Come se, i sintomi isterici fossero quello strumento per esprimere “il difendersi da qualcosa”. A tale proposito, nell’ultima parte degli Studi, arriva a definire l’ “isteria da difesa” che differenzia da quella che chiamerà poi “isteria ipnoide” (facendo particolare riferimento al caso di Anna O.) e dall’isteria “da ritenzione”. Scrive: ” Ho mostrato come nel lavoro terapeutico si sia condotti a ritenere: che l’isteria si generi mediante la rimozione di una rappresentazione insopportabile per effetto della difesa; che la rappresentazione rimossa continui a sussistere quale debole (poco intensa) traccia mnestica; che l’affetto tolto a quella rappresentazione venga impiegato per un’innervazione somatica, cioè: conversione dell’eccitamento. La rappresentazione quindi diventerebbe, proprio per effetto della sua rimozione una causa di sintomi morbosi, cioè patogena. Un’isteria che presenti questo meccanismo potrebbe chiamarsi ’isteria da difesa’”[xxxiv]. Aggiunge poco dopo: “E’ strano che alla mia esperienza personale non si sia mai presentata alcuna isteria ipnoide autentica; ogni caso in cura, si trasformava in isteria da difesa. Non che io non abbia mai avuto a che fare con sintomi che evidentemente erano sorti in stato di coscienza isolati e che dovevano per questo rimanere esclusi dall’accoglimento nell’Io. Ciò talvolta è accaduto anche nei miei casi, ma potevo allora anche provare che il cosiddetto stato ipnoide doveva il suo isolamento al fatto che in esso agiva un gruppo psichico precedentemente eliminato della difesa. In breve non posso sottrarmi al sospetto che l’isteria ipnoide e l’isteria da difesa s’incontrino in qualche punto alla radice, e che la difesa sia là l’elemento primario. Ma non so nulla in proposito”.
Eliminare questa incompatibilità e dunque la presenza di una tale rappresentazione per la coscienza dell’Io, corrisponde per un verso ad “un atto di viltà morale”[xxxv] per un altro, risulta “un congegno protettivo a disposizione dell’Io”[xxxvi]. Aggiunge poi a proposito del trauma: “Il momento veramente traumatico quindi è quello nel quale la contraddizionesi impone all’Io e l’Io stesso decreta il bando alla rappresentazione contraddicente”[xxxvii]. Il continuo lavoro metodologico e di definizione di un metodo prosegue con il caso di Elisabeth Von R. di cui, nelle prime pagine di stesura Freud dice: “Potevo dunque subito rinunciare all’ipnosi; con la riserva tuttavia di servirmi dell’ipnosi in seguito, se nel corso della confessione fossero risultate connessioni per chiarire le quali non fosse bastata la sua memoria. Così, in questa prima analisi completa di un’isteria da me intrapresa, arrivai a un procedimento che in seguito ho eretto a metodo e introdussi deliberatamente, un procedimento di svuotamento strato per strato, che ci piaceva paragonare alla tecnica del dissotterrare una città sepolta. Mi facevo anzitutto narrare ciò che era noto alla paziente, badando con attenzione ai punti in cui un nesso rimaneva enigmatico, in cui sembrava mancare un anello nella catena delle cause, e penetravo poi negli strati più profondi della memoria, facendo agire in quei punti l’esplorazione ipnotica o una tecnica equivalente”[xxxviii]. Elisabeth Von R. soffriva di dolori alle gambe che le procuravano una grave difficoltà nella deambulazione, particolarmente, in seguito alla morte del padre a causa di questi dolori non riuscì più a camminare. Per un periodo della sua vita si occupò di assistere il padre gravemente malato che con lei aveva un rapporto elettivo, diceva di lei: “teneva il posto di un figlio e di un amico, con cui poter scambiare i propri pensieri”[xxxix] aggiungeva che questa figlia era “sfacciata e prepotente”[xl] e che le sarebbe stato difficile trovare marito. Quanto detto si rivelò poi di grande importanza per lo sviluppo della malattia di Elisabeth. In seguito alla morte del padre, durante una vacanza estiva, cominciò a sviluppare i suoi sintomi che in breve tempo andarono peggiorando e su suggerimento del medico la paziente passò del tempo in quella stessa località a fare delle cure idroterapiche che dovette poi interrompere perché una delle due sorelle si ammalò gravemente durante una seconda gravidanza.
Freud s’interessa fin da subito a cercare l’origine dei primi dolori, il motivo, l’episodio scatenante in cui la paziente ha avvertito i primi dolori e a questo proposito scrive: “Decisi dunque d’indirizzare alla paziente in stato di coscienza allargata la domanda diretta: a quale impressione psichica era collegato il primo apparire dei dolori alle gambe? A tale scopo si sarebbe dovuto mettere la paziente in ipnosi profonda. Ma purtroppo dovetti rilevare che i procedimenti da me adottati a riguardo non provocavano nella paziente uno stato di coscienza diverso da quello in cui mi aveva reso la sua confessione. E potevo esser contento che questa volta rinunciasse a dirmi con tono di trionfo: vede, non dormo, non sono ipnotizzabile. Mi venne allora l’idea , nella situazione difficile in cui mi trovavo, di ricorrere a quell’artificio della pressione sulla testa, sulle cui origini mi sono diffuso nelle precedenti osservazioni sul caso di Miss Lucy. Lo misi in atto invitando la paziente a comunicarmi subito ciò che le si fosse presentato alla mente o le avesse traversato la memoria nel momento della pressione. Essa tacque a lungo e confessò poi, dietro le mie insistenze, di aver pensato ad una serata in cui un giovanotto l’aveva accompagnata a casa di ritorno da un ricevimento, ai discorsi tra lei e lui e ai sentimenti provati nel rincasare per curare il padre”[xli]. A questo proposito Freud si ricollega a quanto ha cercato di definire alla fine del caso di Miss Lucy e utilizza questo evento che la paziente racconta come quella prima situazione attraverso cui ricercare l’origine dei primi sintomi isterici. Anche qui individua un’incompatibilità e scrive precisamente: “Il contrasto tra la beatitudine a cui allora si era abbandonata e la miseria del padre, ritrovata a casa, costituiva un conflitto, un caso d’incompatibilità. Il risultato del conflitto fu che la rappresentazione erotica venne rimossa dall’associazione, e l’affetto ad essa collegato venne impiegato per esaltare o ravvivare un dolore somatico che si era prodotto contemporaneamente (o poco prima). Si trattava quindi di una conversione a scopo di difesa, di cui mi sono occupato altrove”[xlii]. Continua Freud a lavorare attraverso la pressione della mano incontrando però momenti di lungo silenzio da parte della paziente, che inizialmente sembrano ostacolarlo nel suo lavoro di rintracciare origini ai dolori che la paziente continuava a manifestare. Scrive in seguito: “Circa i motivi di questo suo silenzio, ne potevo immaginare due: o Elisabeth esercitava sulla sua idea una critica, che non avrebbe dovuto esercitare, nel senso che la trovava troppo poco importante, o non adatta come risposta alla domanda posta; oppure rifuggiva dal comunicarla perché una tale comunicazione le era troppo sgradevole. Procedetti quindi come se fossi completamente persuaso della sicurezza della mia tecnica. Non le davo più retta quando affermava che non le era venuto in mente nulla, l’assicuravo che doveva esserle venuto in mente qualche cosa: forse essa non vi aveva prestato sufficiente attenzione, e in tal caso avrei ripetuto volentieri la pressione; oppure aveva ritenuto che l’idea non fosse quella giusta. Ma questo non la riguardava, essa era tenuta a restare completamente obiettiva e a dire ciò che le fosse passato per il capo, fosse o no la cosa adatta; del resto sapevo benissimo che le era venuto in mente qualche cosa e che essa me la nascondeva, ma non si sarebbe mai liberata dei suoi dolori se mi avesse tenuto segreto un qualche cosa. Con queste insistenze ottenni che effettivamente nessuna pressione rimanesse più senza risultato. Dovevo supporre di avere riconosciuto con esattezza come stavano le cose e acquistai durante questa analisi una fiducia assoluta nella mia tecnica. …Durante questo pesante lavoro cominciai ad attribuire un significato più profondo alla resistenza che la paziente manifestava nella riproduzione dei suoi ricordi, e raggruppare accuratamente le occasioni nelle quali essa si tradiva in modo particolarmente evidente”[xliii]. (Resistenza a comunicare, a recuperare i ricordi e a portare all’altro i propri ricordi, un altro che vuol anche dire, utilizzando dei termini freudiani, a quella parte consapevole della coscienza, all’Io).
Elisabeth racconterà poi del suo coinvolgimento sentimentale nei confronti del marito della sorella poi deceduta e dei suoi pensieri in proposito fino a raccontare che nel momento della morte della sorella aveva pensato che il cognato fosse nuovamente solo e che lei poteva ora diventare sua moglie. In ciò Freud rintraccia nuovamente il meccanismo di difesa isterica, i dolori fisici, rappresentati dalla conversione somatica costituivano il risultato di un meccanismo di rimozione della rappresentazione incompatibile alla coscienza quale l’amore del marito della sorella. Scrive: “Questa ragazza aveva nutrito una tenera inclinazione per il cognato, contro la cui accettazione nella propria coscienza tutta la sua natura morale si era ribellata. Era riuscita a risparmiarsi la dolorosa certezza di amare il marito della propria sorella, creandosi in compenso dolori fisici, e nei momenti in cui quella certezza aveva cercato d’imporsi (durante la passeggiata con lui, durante la fantasia mattutina, nel bagno, e dinanzi al letto della sorella) erano sorti, per una conversione nel somatico, quei dolori”[xliv]. Freud insiste, in questo caso, così come in quello precedente, nel sottolineare quell’aspetto d’incompatibilità che sembra incanalarsi ed esprimersi nel sintomo isterico. Fondamentale è ciò di cui parla nella Comunicazione Preliminare, di una coscienza doppia o di una dissociazione della coscienza che esiste in stato rudimentale in ogni isteria. Riportano specificamente i due autori: “Ora, quanto più abbiamo continuato ad occuparci di questo fenomeno tanto più sicura è divenuta la nostra convinzione che quella scissione della coscienza così sorprendente nei noti casi classici di double conscience (coscienza doppia), esiste in stato rudimentale in ogni isteria, e che la tendenza a tale dissociazione e quindi al manifestarsi di stati anormali della coscienza, che chiameremo congiuntamente “ipnoidi”, è il fenomeno basilare di tale nevrosi. … Al noto detto: “l’ipnosi è isteria artificiale”, vorremmo quindi sostituirne un altro: “base e condizione dell’isteria è l’esistenza di stati ipnoidi”. Questi stati ipnoidi, per quanto diversi possano essere, concordano tutti in un punto: le rappresentazioni in essi affioranti sono molto intense, ma sono tagliate fuori dai rapporti associativi con il rimanente contenuto della coscienza”[xlv]. (Questo taglio richiama, il meccanismo della resistenza inteso come la resistenza a far entrare nella catena dei rapporti associativi quelle rappresentazioni che si connotano come incompatibili alla strutturazione dell’Io e dunque rimangono in uno spazio a sé stante che determina quella dimensione ipnoide). Aggiunge Breuer nelle Considerazioni teoriche che già nel 1890 Moebius aveva dato una definizione dell’isteria simile alla loro, scrivendo: “Presupposto dell’azione (patogena) delle rappresentazioni è, da un canto, una disposizione innata, vale a dire la disposizione isterica, e un particolare stato d’animo dall’altro. Di questo stato d’animo ci si può fare solo un’idea imprecisa. Deve essere simile a quello ipnotico, deve corrispondere ad un certo vuoto della coscienza, nel quale ad una rappresentazione che si presenti non venga opposta alcuna resistenza da parte di altre e in cui, per cosi dire, sia libero il trono per la prima che capita. Sappiamo che uno stato siffatto, oltre che mediante ipnotizzazione, può venir provocato da scosse emotive (spavento, ira, ecc.) e da influssi che esauriscono (insonnia, fame, ecc.)”[xlvi]. Dunque si rileva l’importanza della presenza di stati ipnoidi che vengono anche chiamati autoipnosi reali,come se fossero momenti d’ipnosi che avvengono “spontaneamente” nel soggetto. Questi stati sono paragonabili ai sogni e in stato di veglia sono sottratti dall’amnesia al pensiero vigile. In alcuni casi, se si pensa al caso clinico di Anna O. ad esempio, questi stati ipnoidi sembrano generati a partire dai sogni ad occhi aperti, da quel “teatro privato” alimentato però da un profondo affetto d’angoscia protratto e che va a costituire la base dello stato ipnoide. E’ infatti, questo affetto d’angoscia che sembra elevare una forma di assenza mentale a stato ipnoide che a sua volta, va a determinare quella che viene chiamata scissione della coscienza. Scrive Freud a tal proposito: “In tali stati viene energicamente prestato un lavoro psichico, e vi viene impiegato l’eccitamento del sistema nervoso che viene liberato. Nella distrazione, negli stati crepuscolari della mente, per contro, l’eccitamento intracerebrale scende al di sotto del livello della veglia lucida; questi stati confinano con la sonnolenza e sono una transizione verso il sonno.
Se in tali stati dell’essere assorti e dove il decorso delle rappresentazioni è inibito, un gruppo di rappresentazioni accentuate affettivamente è vivo, esso crea un elevato livello di eccitamento intracerebrale, che non viene impiegato in un’attività psichica ed è disponibile per prestazioni anomale, com’è la conversione. Così, non sono patogeni né l’assenza mentale in caso di lavoro energetico né lo stato crepuscolare privo di affetto, bensì il sognare colmo di affetto e lo stato di fatica che deriva dal protrarsi degli affetti. L’arrovellarsi della persona preoccupata, l’angoscia di chi veglia al capezzale di un malato caro, la fantasticheria degli innamorati, sono stati siffatti”[xlvii]. E’ dunque la componente affettiva che sembra connotarsi di una certa rilevanza, e a questo proposito Freud individua spesso quali fattori patogeni nell’anamnesi dell’isteria l’innamoramento e l’assistenza ai malati. Scrive: “Come l’esperienza insegna, l’assistenza ai malati e le emozioni sessuali svolgono infatti la parte principale nella maggior parte delle storie cliniche degli isterici che si siano potute analizzare più accuratamente”[xlviii].
Questa componente affettiva sembra occupare un tale spazio mentale, incompatibile con il resto della coscienza a tal punto da costituire un’area a sé dando origine a ciò che viene definita la “scissione della psiche”, scrive Freud: “Presumo che lo sdoppiamento della capacità psichica, abituale o determinato da situazioni affettive della vita, disponga essenzialmente alla scissione veramente patologica della psiche. Quello sdoppiamento diventa scissione della psiche quando le due serie coesistenti di rappresentazioni non hanno più un contenuto dello stesso tipo, quando cioè una di esse contiene rappresentazioni non ammissibili alla coscienza: rappresentazioni respinte per difesa o altre provenienti da stati ipnoidi. Allora, la confluenza delle due correnti temporaneamente separate, la quale continuamente si ripete nella persona sana, diventa impossibile e si stabilisce in permanenza una regione separata di attività psichica inconscia. Tale scissione isterica della psiche sta al doppio Io del sano come lo stato ipnoide sta al normale sognare ad occhi aperti. In quest’ultima contrapposizione, la qualità patologica è determinata dall’amnesia, e nell’altra dell’inammissibilità delle rappresentazioni alla coscienza”[xlix].
A conclusione di questo caso, Freud ridefinisce la questione del trauma, di cui inizialmente sembrava connotare l’aspetto dell’evento traumatico. Scrive invece alla fine dell’analisi del caso di Elisabeth Von R.: “La coscienza non sa in anticipo quando sorgerà una rappresentazione incompatibile; la rappresentazione incompatibile, che in seguito viene esclusa insieme con le sue connessioni, per formare un gruppo psichico separato, deve essersi trovata inizialmente in relazione con tutta l’attività mentale, perché altrimenti non si sarebbe prodotto il conflitto che ne provoca l’esclusione. Proprio questi momenti vanno quindi definiti come ’traumatici’: in essi si produce la conversione, i cui risultati sono la scissione della coscienza e il sintomo isterico”[l]. Dunque si potrebbe dire che non è più l’evento di per sé traumatico, ma ciò che si aggettiva come traumatico è la compresenza di alcune rappresentazioni, lo stato di contraddizione che forse in altri termini si può anche definire come quel momento in cui s’impone un “reale” o si propone una dimensione soggettiva che non riesce a dialogare con l’associazione di rappresentazioni che strutturano l’Io. Per questo l’Io ha bisogno di difendersi rimuovendo la rappresentazione che crea in compatibilità, alla quale si attribuisce il termine patogena poiché dentro questo meccanismo crea il sintomo patogeno. Provando a concludere questo discorso sull’isteria e sul metodo analitico, si potrebbero individuare alcuni significanti, o parole piene che hanno strutturato questo discorso e che Lacan riprende anche nel suo primo seminario. La parola difesa, come molto vicina all’Io, quella di rimozione che sottolinea l’esistenza di due spazi: uno vuoto di alcune rappresentazioni, dove l’accesso di tali rappresentazioni non è concesso perché altrimenti si produrrebbe incompatibilità e quindi eccitamento e uno in cui vengono sospinte proprio queste stesse rappresentazioni e che è chiamato appunto il luogo del rimosso. Inoltre la parola resistenza, nonché quella di trauma che hanno entrambe a che fare con ciò che Freud chiama incompatibilità e che rimandano a questo gruppo di rappresentazioni che non accedono alla catena delle associazioni. Infine la parola conversione quale processo d’uscita e allo stesso tempo di mantenimento dell’affetto contenuto in quelle rappresentazioni “incompatibili”.
[i] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 43, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[ii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 52, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[iii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 222, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[iv] Dal Nuovo
Dizionario Etimologico, Zanichelli, Bologna 2008.
[v] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 107, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[vi]Freud S. (1886-1895), Studi sull’isteria
e altri scritti, pag. 179, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[vii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 182, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[viii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 183, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[ix] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 184, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[x] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 187, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xi]Freud S. (1886-1895), Studi sull’isteria
e altri scritti, pag. 187-188, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino
2007
[xii]Freud S. (1886-1895), Studi sull’isteria
e altri scritti, pag. 191, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xiii]Freud
S. (1886-1895), Studi sull’isteria e
altri scritti, pag. 192, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xiv]Freud
S. (1886-1895), Studi sull’isteria e
altri scritti, pag. 195, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xv]Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 197, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xvi] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 199, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xvii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 202, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xviii] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri
scritti, pag. 213, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torino 2007
[xix] Freud S.
(1886-1895), Studi sull’isteria e altri scritti,pag. 226, Opere Vol. 1, Bollati Boringhieri, Torin